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Carenza di medici, il vero nodo è il turnover: perché chi esce dal Ssn non viene sostituito

Nel Ssn il turnover dei medici non è garantito: tra tetti di spesa, specializzazioni scoperte e fuga dal pubblico, le assunzioni non compensano le uscite.
Professione

Il problema della carenza di medici nel Servizio sanitario nazionale viene sempre raccontato attraverso il numero dei pensionamenti attesi nei prossimi anni. Entro il 2038 potrebbero lasciare il Ssn circa 39mila professionisti, con un picco stimato di oltre 3.200 uscite l’anno tra il 2029 e il 2033. Tuttavia il vero problema è il seguente: il sistema è in grado di sostituire chi esce?

Il turnover nel Ssn non è uno a uno

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Nel Ssn il ricambio generazionale non segue una logica automatica. Guardando i dati, tra il 2018 e il 2025 sono andati in pensione circa 52.500 medici, ma le nuove assunzioni non hanno compensato queste uscite. Il motivo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è la mancanza di professionisti formati, bensì il vincolo economico: le aziende sanitarie possono assumere solo entro tetti di spesa che spesso sono scollegati dal fabbisogno reale.

Anche negli anni di maggiore espansione post-pandemica, quando il numero complessivo degli occupati in sanità ha raggiunto (era il 2023) circa 700mila unità, il turnover non è stato strutturale. Le assunzioni straordinarie non hanno corretto il disallineamento di fondo tra uscite e ingressi.

Formazione in crescita, ma non dove serve

Un secondo dato da comprendere per la sua importanza nell’organizzazione sanitaria riguarda la formazione specialistica. Nel 2025 il tasso complessivo di assegnazione delle borse di specializzazione si è attestato intorno all’85%. Un dato complessivamente non negativo ma in realtà gravato da forti squilibri. Alcune discipline fondamentali per il funzionamento del Ssn continuano infatti a rimanere largamente scoperte.

Radioterapia registra solo il 35% dei contratti assegnati, Patologia clinica il 24%, Farmacologia e tossicologia clinica il 22%, Microbiologia e virologia appena il 20%. Anche aree ad alta pressione assistenziale come Medicina d’emergenza si fermano attorno al 56%. Questo significa che, anche quando aumentano i laureati e gli specializzandi, non si formano abbastanza medici in quelle aree da cui il Ssn perde più personale.

Un turnover negativo già prima della pensione

Il fenomeno del ricambio è ulteriormente gravato dalla perdita di medici in età attiva. Secondo le stime riportate, tra il 2000 e il 2022 circa 131mila medici italiani hanno scelto di lavorare all’estero. Ancora oggi, ogni anno, circa mille professionisti richiedono certificazioni per trasferirsi fuori dal Paese.

A questo si aggiunge lo spostamento verso il settore privato, che colpisce soprattutto le specializzazioni meno tutelate e più gravose dal punto di vista dei carichi di lavoro. Il risultato è un sistema che perde medici formati prima ancora che raggiungano l’età pensionabile, rendendo il turnover strutturalmente negativo.

Il vero problema non è il numero, ma il meccanismo

La lettera complessiva di questi dati mostra come la carenza di medici non sia solo il risultato inevitabile dell’invecchiamento della forza lavoro, quanto la conseguenza di un meccanismo di turnover che non funziona. Le uscite non vengono compensate perché le assunzioni sono limitate da tetti di spesa, la formazione non è allineata al fabbisogno reale, il Ssn fatica a trattenere i professionisti più giovani e - ultimo ma non certo meno importante - le carenze si concentrano nelle aree meno attrattive e più esposte al burn-out.

Oltre i pensionamenti: una questione organizzativa

In questo contesto, continuare a discutere solo di quanti medici andranno in pensione rischia di spostare l’attenzione dal vero problema che è l’assenza di un turnover funzionale, capace di garantire continuità assistenziale, copertura territoriale e mantenimento delle competenze.

Senza un cambiamento nelle regole di assunzione, nella programmazione della formazione e nelle condizioni di lavoro, l’aumento dei posti a Medicina rischia di tradursi in una foglia di fico più che in una risposta strutturale alla carenza di medici. E una risposta concreta al bisogno di salute dei cittadini.

Professione
Commenti
RG
Raffaele Gallo
È il sistema del Welfare italiano che è ridontante.Ed in sanità più che in altri ambiti.Le liste di attesa ci sono anche per le incongrue richieste che partano dalla base senza nessuna appropriatezza.Il tempo dedicato alla burocrazia sopravanza spesso, se non sempre, quello dedicato all'atto medico vero e proprio. Gli stipendi del medico pubblico, infine, sono pietosi.
Rispondi
14/01/2026 20:59
GR
Giuseppe Giovanni Ruberto
Che dire dei Medici specializzandi che con la scusa di essere in formazione vengono sfruttati con compensi indecoroso e spesso pretendendo il doppio delle ore stabilite.Vergogna per alcuni sindacati medici che nella loro stronzaggine hanno avanzato proposte per utilizzare questi medici nei pronto soccorso dove nessuno vuole accettare di lavorare.Poi si meravigliano che c'è chi fugge all' estero.
Rispondi
14/01/2026 14:56
CI
Carlo Iannotti
qualsiasi strumento finisca nelle grinfie della sconfinata sete di potere della nostra inqualificabile classe politica finisce allo sfascio. Vedi poste italiane, ferrovie, alitalia etc. Dopo avere smantellato e stuprato qualunque cosa di cui si sono appropriati finisce necessariamente al privato. Complici dello sfascio una inyera classe di amministratori e funzionari
Rispondi
14/01/2026 07:47
GP
Giovanni Puzzo
Solo i politici non riescono a capire queste cose miopi!
Rispondi
13/01/2026 21:39
ML
Maddalena Lorenzo
Iniziamo ad aumentare gli stipendi. Il lavoro del medico non è una missione, ma un lavoro come gli altri che va svolto con coscienza.
13/01/2026 12:41

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