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Educazione sessuo-affettiva a scuola: oltre 20 mila firme per la prevenzione

Prevenzione Redazione DottNet | 04/02/2026 09:40

La petizione rilancia il tema come intervento di salute pubblica, tra violenza di genere e assenza di Lea dedicati.

Oltre 20.000 firme per chiedere l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane. È il risultato della petizione promossa da AltraPsicologia, che riporta al centro del dibattito un tema ciclicamente discusso ma mai affrontato in modo strutturale dal sistema scolastico e sanitario.

Al di là del dato numerico, la mobilitazione segnala una domanda che intercetta ambiti diversi: educazione, salute mentale, prevenzione della violenza e benessere relazionale nelle fasi più precoci della vita. Un terreno su cui l’Italia continua a muoversi in modo frammentato, senza un quadro nazionale condiviso.

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Educazione sessuo-affettiva come prevenzione primaria

Secondo l’associazione promotrice, l’educazione sessuo-affettiva non riguarda esclusivamente la sfera dei comportamenti individuali, ma si configura come uno strumento di prevenzione primaria. Marta Giuliani, segretaria di AltraPsicologia, sottolinea che l’obiettivo è accompagnare ragazze e ragazzi nella comprensione delle emozioni, delle relazioni e dei confini, riducendo il rischio di disagio psicologico e comportamenti violenti.

Un’impostazione che richiama un approccio di sanità pubblica: intervenire precocemente sui determinanti relazionali ed emotivi significa agire prima che il disagio si trasformi in patologia, violenza o richiesta tardiva di cure.

Violenza di genere e vuoto nei livelli essenziali di assistenza

Il tema si inserisce in un quadro più ampio, emerso anche nel dibattito istituzionale degli ultimi giorni. La violenza di genere continua a non avere un riconoscimento strutturato all’interno dei Livelli essenziali di assistenza, con percorsi di presa in carico che restano disomogenei sul territorio nazionale.

In questo contesto, iniziative regionali come l’esenzione dal ticket sanitario per le donne vittime di violenza rappresentano risposte importanti ma parziali, che intervengono a valle del problema. L’assenza di Lea specifici e di strategie nazionali di prevenzione rafforza l’idea che il sistema continui a reagire più che prevenire.

È, questo, un dato di cui tenere conto nel momento in cui l’azione del Governo, in sanità, è chiaramente orientata verso la promozione di stili di vita salubri, utilizzando quindi la prevenzione come leva di salute pubblica.

Scuola, sanità e politiche pubbliche: un nodo ancora aperto

La presidente di AltraPsicologia, Fortunata Pizzoferro, richiama il legame tra educazione sessuo-affettiva, salute mentale e prevenzione della violenza, chiedendo che la scuola diventi uno spazio scientificamente fondato e sicuro. Un messaggio che intercetta una lacuna strutturale: in Italia non esiste un modello nazionale condiviso, né una cornice che colleghi in modo esplicito scuola, sanità e politiche di prevenzione.

In questo senso, le oltre 20.000 firme rappresentano l’ennesimo segnale di una domanda che resta senza una risposta sistemica. La questione non è solo educativa o culturale, ma riguarda direttamente la salute pubblica, la sostenibilità dei servizi e la capacità del sistema di intervenire prima che il danno sia già avvenuto.

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