
Vi sarà accesso gratuito alle cure per le donne prese in carico dai Centri antiviolenza. Se residenti sul territorio.
La Regione Lombardia ha introdotto un’esenzione regionale dalla partecipazione alla spesa sanitaria per le donne vittime di violenza, residenti sul territorio e inserite in un percorso di presa in carico presso i Centri antiviolenza riconosciuti.
La misura consente l’accesso gratuito alle prestazioni sanitarie, diagnostiche, psicologiche e farmaceutiche strettamente correlate alla violenza subita, con l’obiettivo di ridurre le barriere economiche che possono ostacolare l’avvio o la continuità dei percorsi di cura.
Accesso alle cure e integrazione dei servizi
Il provvedimento rafforza l’integrazione tra il Servizio sanitario regionale e la rete dei servizi antiviolenza, riconoscendo la violenza di genere come un determinante rilevante di salute e come condizione che richiede una presa in carico multidisciplinare, non limitata all’emergenza.
L’esenzione si applica esclusivamente alle prestazioni connesse agli esiti fisici e psicologici della violenza e si inserisce in un modello di assistenza che punta a garantire continuità, appropriatezza e tempestività degli interventi, soprattutto nei contesti di maggiore vulnerabilità.
Risorse dedicate e orizzonte temporale
La misura è finanziata con uno stanziamento complessivo di 1,35 milioni di euro per il triennio 2026–2028. L’impatto atteso riguarda in particolare l’accesso alle cure psicologiche e ai percorsi diagnostico-terapeutici, spesso penalizzati da costi diretti a carico delle persone assistite.
Dal punto di vista sanitario, il provvedimento si colloca nel solco delle politiche che mirano a riconoscere la violenza di genere come problema strutturale di salute pubblica, richiedendo risposte stabili e integrate piuttosto che interventi episodici o emergenziali.
Violenza di genere e Lea: una tutela ancora disomogenea
Vale la pena ricordare che la violenza di genere non rientra oggi tra i Livelli essenziali di assistenza come ambito esplicitamente definito e strutturato, nonostante il suo impatto documentato sulla salute fisica, psicologica e sociale.
L’assenza di un inquadramento chiaro nei Lea determina una forte disomogeneità territoriale nell’accesso alle cure, demandando alle singole Regioni la scelta di attivare – o meno – misure di esenzione, percorsi dedicati e integrazione sociosanitaria.
In questo quadro, iniziative regionali come l’esenzione dal ticket rappresentano risposte territoriali a un vuoto nazionale più ampio. Dal punto di vista del Servizio sanitario, la sfida resta quella di riconoscere la violenza di genere come determinante strutturale di salute, superando interventi frammentati e garantendo standard omogenei di presa in carico, indipendenti dal luogo di residenza.
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