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Antibiotico-resistenza, sfida silenziosa che chiama ricerca e strategia europea

Ricerca Redazione DottNet | 16/02/2026 13:26

Rappuoli: “Epidemia silenziosa”. Il Biotecnopolo di Siena punta su monoclonali e rete europea per anticipare l’emergenza globale.

L’antibiotico-resistenza definita come "un’epidemia silenziosa". Che non produce l’impatto mediatico di una pandemia, ma che comunque ogni anno determina centinaia di migliaia di morti nel mondo - e rischia di riportare indietro la medicina di decenni. È il quadro tracciato da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, intervenendo nel podcast "Salute e sanità" della FNOMCeO.

Il punto non è soltanto l’allarme.

È la natura strutturale del fenomeno. "Se perdiamo gli antibiotici – ha affermato – perdiamo uno dei pilastri della medicina contemporanea". Chirurgia, oncologia, trapianti, terapie intensive: gran parte della medicina moderna si regge sulla possibilità di prevenire o trattare efficacemente le infezioni batteriche. La progressiva perdita di efficacia di queste molecole mette in discussione l’intero edificio.

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Dalla gestione dell’emergenza alla strategia di lungo periodo

Negli ultimi anni l’antibiotico-resistenza è stata inserita tra le priorità dell’Organizzazione mondiale della sanità ed è entrata anche nell’agenda del G7 presieduto dall’Italia nel 2024. Ma, come sottolinea Rappuoli, limitarsi alla gestione dell’emergenza non basta.

L’educazione al corretto uso degli antibiotici e le politiche di controllo restano indispensabili. Tuttavia, accanto alla prudenza prescrittiva, serve un salto di qualità nella ricerca. "Non possiamo limitarci a gestire l’emergenza. Dobbiamo anticiparla", ha detto.

In questa prospettiva si colloca il lavoro della Fondazione Biotecnopolo di Siena, che ha scelto di investire su strategie terapeutiche innovative complementari agli antibiotici tradizionali. Tra queste, lo sviluppo di anticorpi monoclonali diretti contro specifici batteri resistenti. Una tecnologia già consolidata in ambito oncologico che potrebbe offrire nuove opzioni laddove le molecole classiche falliscono.

Non si tratta di sostituire gli antibiotici, ma di ampliare l’arsenale terapeutico e ridurre la pressione selettiva che alimenta la resistenza.

Una infrastruttura di ricerca per fare sistema

La sfida dell’antibiotico-resistenza, nelle parole di Rappuoli, richiede una strategia coordinata a livello europeo. "In Europa siamo riconosciuti per la qualità della nostra ricerca e possiamo essere la locomotiva in un momento di instabilità geopolitica", ha osservato.

Il Biotecnopolo nasce proprio con l’obiettivo di mettere in rete eccellenze italiane e internazionali, superando la frammentazione. In questo senso, il tema non è solo scientifico ma anche organizzativo e industriale: servono infrastrutture di ricerca stabili, finanziamenti adeguati, collaborazione tra clinica e laboratorio, e un dialogo continuo con le autorità regolatorie.

L’antibiotico-resistenza diventa così un banco di prova per la capacità del Paese di integrare professione medica, ricerca pubblica e visione strategica. Non una questione settoriale, ma un nodo che alla fine può diventare una discriminante per la sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale.

Se la pandemia ha mostrato cosa significa reagire a una crisi, l’antibiotico-resistenza impone di imparare ad anticiparla. Ed è su questo terreno che si misurerà la solidità del sistema.

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