
Dal Mario Negri una nuova stratificazione in cinque cluster per una nefropatia autoimmune ultra rara. In sviluppo un’app per supportare diagnosi e decisioni terapeutiche
Una sola etichetta diagnostica, ma meccanismi biologici differenti e traiettorie cliniche eterogenee. È quanto emerge dallo studio DECODE coordinato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che ridefinisce l’assetto della glomerulonefrite membranoproliferativa primaria (MPGN), nefropatia autoimmune rara associata a un elevato rischio di progressione verso l’insufficienza renale cronica, in particolare nei pazienti giovani.
I risultati, pubblicati su Kidney International, segnano un avanzamento verso una reale medicina di precisione in ambito nefrologico. Finora la patologia era suddivisa in due categorie principali – glomerulopatia da C3 e forma mediata da immunocomplessi – con approcci terapeutici sostanzialmente sovrapponibili. Tuttavia, la pratica clinica evidenziava risposte ai trattamenti e decorso molto variabili.
Dall’analisi di 295 pazienti emergono cinque profili biologici
Per chiarire queste differenze, i ricercatori hanno esaminato 29 variabili cliniche, istologiche, genetiche e biochimiche in una coorte di 295 pazienti, una delle più ampie mai raccolte per questa condizione, attingendo al Registro italiano dedicato alla forma primaria di MPGN, coordinato dal Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare Aldo e Cele Daccò.
«L’analisi ha permesso di identificare cinque gruppi distinti, ciascuno caratterizzato da specifici meccanismi patogenetici e da una diversa evoluzione nel tempo», spiega Marina Noris, responsabile del Centro di Genetica Umana dell’Istituto. La nuova mappa consente di correlare profilo biologico, prognosi e risposta terapeutica.
Secondo Ariela Benigni, segretario scientifico dell’istituto, «riconoscere questi cluster significa poter stimare con maggiore accuratezza il rischio di recidiva dopo trapianto e orientare in modo più mirato le scelte farmacologiche».
Un’app per tradurre la ricerca nella pratica clinica
Per facilitare l’applicazione del nuovo modello classificativo, è in fase di sviluppo uno strumento digitale interattivo che permetterà ai clinici di inserire i dati genetici e laboratoristici di un paziente e confrontarli con quelli della coorte di riferimento, individuando il cluster più appropriato.
Il progetto ha coinvolto diversi partner europei, tra cui ASST Papa Giovanni XXIII, Helmholtz Zentrum München, Norwegian Institute of Public Health e University of Leipzig, con il sostegno della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica.
«Studiare le malattie rare è una priorità di salute pubblica», conclude Giuseppe Remuzzi, direttore del Mario Negri. «Individuare i diversi meccanismi alla base della stessa diagnosi è il primo passo per offrire trattamenti realmente personalizzati e più efficaci».
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