
Al congresso GOIM di Bari annunciato il via libera di AIFA tramite Legge 648/96: la strategia con encorafenib e cetuximab in prima linea supera i 30 mesi di sopravvivenza mediana
Svolta terapeutica per il carcinoma del colon-retto metastatico con mutazione BRAF V600E, tra le varianti biologicamente più aggressive. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato in anticipo rispetto all’Europa l’impiego in prima linea della combinazione a bersaglio molecolare encorafenib e cetuximab associata a chemioterapia, attivando la procedura prevista dalla Legge 648/96. L’annuncio è arrivato durante il congresso del Gruppo Oncologico Italia Meridionale (GOIM) in corso a Bari.
La decisione consente al Servizio sanitario nazionale di rendere disponibile il trattamento prima del via libera formale dell’Agenzia Europea per i Medicinali, in presenza di evidenze cliniche solide e di un bisogno terapeutico rilevante.
Sopravvivenza raddoppiata nello studio BREAKWATER
Il provvedimento si fonda sui risultati dello studio di fase III BREAKWATER, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha confrontato la tripla combinazione con lo standard terapeutico. Nei pazienti con malattia metastatica BRAF mutata, la sopravvivenza globale mediana è passata da circa 15–16 mesi a oltre 30 mesi.
«È un cambiamento radicale nella gestione di questa popolazione», spiega Fortunato Ciardiello dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. «In passato molti pazienti non riuscivano ad accedere a una seconda linea. L’introduzione precoce della terapia mirata, insieme alla chemioterapia, modifica in modo sostanziale la traiettoria clinica».
In Italia i beneficiari stimati sono circa 800 ogni anno, pari all’8–10% dei casi metastatici BRAF mutati, su un totale di circa 48mila nuove diagnosi annue di tumore del colon-retto.
Test molecolare decisivo fin dalla diagnosi
La disponibilità in prima linea rende imprescindibile la profilazione molecolare tempestiva alla diagnosi di malattia avanzata. «Il carcinoma colorettale comprende sottogruppi biologicamente distinti che richiedono strategie dedicate», sottolinea Stefania Napolitano. «Identificare subito la mutazione consente di orientare la scelta verso l’opzione più efficace».
Negli Stati Uniti la combinazione è già entrata nella pratica clinica. «La Legge 648/96 dimostra che il nostro sistema può anticipare l’innovazione quando le prove sono robuste», conclude Roberto Bordonaro, presidente GOIM. «Ridurre i tempi significa incidere direttamente sulla sopravvivenza in una fase di malattia particolarmente critica».
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