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Donne in sanità: presenza centrale nei servizi, ma leadership ancora marginale

Donne: 70% della forza lavoro in sanità, ma solo 25% ai vertici. Un gap che distorce protocolli clinici e qualità delle cure.
Professione

Secondo l’Oms, questa sproporzione nella leadership non è solo un problema di equità, ma influenza priorità, linee guida, standard clinici e governance sanitaria, contribuendo a mantenere bias strutturali che impattano sulla qualità delle cure.

Protocolli clinici ancora basati sul modello maschile

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Uno dei nodi più critici riguarda la costruzione e la validazione dei protocolli di trattamento. “Troppo spesso – afferma Ghebreyesus – le donne ricevono protocolli concepiti e testati principalmente sugli uomini”, con terapie quindi non calibrate sulla fisiologia femminile. 

Il risultato è un rischio concreto di diagnosi tardive, effetti avversi non rilevati nei trial, minore efficacia terapeutica e personalizzazione insufficiente delle cure. L’Oms chiede dunque una piena inclusione femminile nella ricerca clinica, nella definizione delle linee guida e nei processi decisionali che orientano le politiche sanitarie.

Aisi: “Le donne motore di cambiamento nelle imprese sanitarie”

Sul fronte dell’organizzazione e dell’imprenditoria sanitaria, arriva un contributo parallelo dall’Associazione imprese sanitarie indipendenti (Aisi). La presidente Karin Saccomanno, medicochirurgo e imprenditrice, sottolinea che l’8 marzo “ricorda la capacità delle donne di trasformare visioni in realtà”. Essere donna nel settore sanitario significa “saper conciliare ambizione, cura e responsabilità”, una competenza che si traduce nella gestione quotidiana delle strutture sanitarie e nel rapporto con i pazienti. 

La leadership femminile, osserva Saccomanno, favorisce modelli organizzativi inclusivi, orientati alla qualità dei servizi e alla sostenibilità, rafforzando il legame con territorio e comunità. E i dati Oms e Ocse confermano il trend: le donne costituiscono circa il 70% della forza lavoro in sanità, un ruolo trainante che si riflette sempre più anche nell’imprenditoria.

Perché la parità di genere è anche un tema clinico

Il divario di genere non riguarda solo l’accesso ai ruoli, ma incide direttamente sulla qualità dell’assistenza. La sottorappresentazione delle donne nei ruoli decisionali può influire sulle priorità di ricerca e sulle scelte organizzative, mentre la loro scarsa presenza nei trial porta alla definizione di protocolli costruiti su popolazioni non pienamente rappresentative. 

In un settore in cui personalizzazione delle cure, sicurezza ed efficacia terapeutica sono elementi centrali, un sistema di governance non bilanciato rischia di limitare l’adozione di percorsi realmente adeguati ai bisogni dell’intera popolazione. Colmare il gender gap significa quindi migliorare gli esiti clinici e la qualità complessiva delle politiche sanitarie.

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