
A dieci anni dalla nascita di “Donne che curano”, le oncologhe italiane rilanciano una proposta concreta: tutelare professionisti, caregiver e pazienti per rendere il sistema più sostenibile ed equo
Ridurre il peso amministrativo, valorizzare il tempo clinico e riconoscere il ruolo dei caregiver: sono queste alcune delle priorità al centro della Carta di Montecitorio, documento sottoscritto da oltre mille oncologhe italiane in occasione dell’edizione 2026 di “Donne che curano”, iniziativa promossa da Women for Oncology Italy.
L’evento, ospitato a Roma, ha segnato il decennale dell’associazione e ha posto l’attenzione sui tre pilastri del percorso assistenziale: operatori sanitari, pazienti e caregiver. Un equilibrio oggi messo alla prova da criticità organizzative e carenze strutturali che incidono sulla qualità delle cure.
Secondo quanto emerso durante l’incontro, il tempo dedicato alla relazione terapeutica è progressivamente eroso da incombenze burocratiche. In Italia, a fronte di circa 5 oncologi ogni 100mila abitanti – un dato inferiore rispetto ad altri Paesi europei – il carico amministrativo risulta significativamente più elevato. Questo squilibrio limita l’attività clinica e rischia di compromettere l’efficacia dell’assistenza.
Rossana Berardi, presidente uscente dell’associazione, ha evidenziato la necessità di intervenire con decisione su questi aspetti, sottolineando come i processi di digitalizzazione, pur rappresentando un’opportunità, siano spesso ostacolati da sistemi poco integrati e ridondanti. Il risultato è una gestione inefficiente delle informazioni che sottrae tempo alla cura diretta del paziente.
Un altro nodo centrale riguarda la comunicazione medico-paziente. Se da un lato il dialogo empatico è riconosciuto come elemento essenziale del percorso terapeutico, dall’altro cresce l’esigenza di definire modalità sostenibili che non gravino ulteriormente sui professionisti. La Carta propone quindi un approccio equilibrato, capace di garantire qualità relazionale senza compromettere l’organizzazione del lavoro.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dei caregiver, figura ancora poco valorizzata nonostante il ruolo cruciale nel supporto ai pazienti oncologici. In Italia, questa funzione è svolta prevalentemente da donne tra i 40 e i 65 anni, spesso impegnate anche in ambito lavorativo. Le proposte avanzate puntano a un riconoscimento più strutturato, anche dal punto di vista economico e normativo.
L’edizione 2026 ha rappresentato inoltre un momento di transizione per l’associazione, con il passaggio della presidenza a Valentina Guarneri, che ha raccolto il testimone con l’obiettivo di consolidare il percorso avviato. Tra le priorità future, il rafforzamento della parità di genere e la promozione di una cultura della cura più inclusiva.
In dieci anni, Women for Oncology Italy ha costruito una rete solida, contribuendo a valorizzare la leadership femminile in ambito oncologico. Tuttavia, persistono criticità: se da un lato molte professioniste registrano un miglioramento della propria posizione, dall’altro permangono ostacoli legati al contesto lavorativo, con una prevalenza maschile nei ruoli apicali.
La Carta di Montecitorio si propone quindi come uno strumento operativo per orientare le politiche sanitarie, con l’obiettivo di restituire centralità alla cura e migliorare la sostenibilità del sistema oncologico italiano. Un documento che, oltre alla valenza simbolica, mira a tradurre le esigenze della pratica clinica in azioni concrete.
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