
Una revisione internazionale indica i comportamenti associati a un minor rischio di demenza nel corso della vita
La prevenzione della demenza comincia molto prima della comparsa dei sintomi e passa anche dagli stili di vita quotidiani. Attività fisica regolare, meno ore trascorse seduti e un sonno notturno di qualità non sono solo buone abitudini, ma fattori che potrebbero incidere concretamente sul rischio di sviluppare Alzheimer e altre demenze. È quanto emerge da un’ampia analisi di studi internazionali pubblicata sulla rivista PLOS One.
Secondo i dati più recenti, circa 55 milioni di persone nel mondo convivono oggi con una forma di demenza, un numero destinato a crescere nei prossimi decenni. Identificare fattori modificabili lungo il corso della vita rappresenta quindi una priorità per la salute pubblica.
Una review su 69 studi internazionali
Il lavoro è stato coordinato da Akinkunle Oye-Somefun, ricercatore della York University in Canada. Il team ha analizzato 69 studi osservazionali per valutare l’associazione tra lo sviluppo della demenza e tre comportamenti legati allo stile di vita: livello di attività fisica, sedentarietà e durata del sonno. Nel complesso, la metanalisi mostra un’associazione coerente tra comportamenti salutari e riduzione del rischio di demenza negli anni successivi, a conferma dell’ipotesi che il danno neurodegenerativo si sviluppi più lentamente, molto prima della diagnosi clinica.
"La demenza si sviluppa nel corso di decenni – spiegano gli autori – e i nostri risultati suggeriscono che azioni quotidiane come muoversi di più, stare meno seduti e dormire a sufficienza possano essere collegate al rischio di malattia".
L’attività fisica come fattore protettivo
Tra i tre elementi analizzati, l’attività fisica regolare emerge come uno dei fattori maggiormente associati a un beneficio. La revisione indica che le persone fisicamente attive presentano un rischio di demenza inferiore fino al 25% rispetto ai soggetti meno attivi. Un dato che rafforza l’ipotesi di un ruolo protettivo dell’esercizio sul cervello, già suggerito da numerosi studi precedenti. Secondo gli autori, l’attività fisica potrebbe agire attraverso diversi meccanismi, contribuendo a mantenere la funzionalità vascolare, a ridurre l’infiammazione e a sostenere i processi di plasticità cerebrale.
Troppe ore seduti aumentano il rischio
Accanto all’esercizio fisico, anche il tempo trascorso seduti gioca un ruolo rilevante. L’analisi mostra che una sedentarietà prolungata, superiore alle 8 ore al giorno, è associata a un aumento del rischio di demenza del 27%. Un dato particolarmente rilevante in una società sempre più caratterizzata da lavori sedentari e uso prolungato di dispositivi digitali. Ridurre il tempo trascorso seduti, anche attraverso pause attive durante la giornata, potrebbe rappresentare una strategia semplice ma efficace nel lungo periodo.
Sonno: né troppo né troppo poco
Il sonno si conferma un altro tassello cruciale per la salute cerebrale. Dalla metanalisi emerge che la durata ottimale del sonno notturno è compresa tra 7 e 8 ore. Dormire meno di 7 ore è associato a un aumento del rischio di demenza del 18%, mentre superare le 8 ore di sonno si associa a un incremento del rischio fino al 28%, rispetto a chi dorme un numero di ore considerato adeguato. I risultati suggeriscono che sia la carenza sia l’eccesso di sonno possono essere segnali o fattori legati a un rischio maggiore, evidenziando l’importanza della regolarità e della qualità del riposo.
Prevenzione che inizia molto prima dei sintomi
Lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma rafforza l’idea che la prevenzione della demenza debba iniziare molto prima dell’età anziana, intervenendo su stili di vita adottati già in età adulta. "Questo lavoro – concludono gli autori – suggerisce comportamenti che possono supportare la salute cerebrale durante tutto l’arco della vita", offrendo indicazioni utili non solo ai clinici, ma anche alle politiche di sanità pubblica orientate all’invecchiamento sano. In un contesto di crescente impatto sociale ed economico delle demenze, promuovere movimento, riduzione della sedentarietà e sonno adeguato potrebbe rappresentare una delle strategie più accessibili per proteggere il cervello nel lungo termine.
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