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Longevità: la metformina si conferma alleata antiaging, effetti su cervello, infiammazione e tumori

Salute Annalucia Migliozzi | 09/04/2026 11:00

Nuove evidenze presentate al congresso ALC indicano benefici oltre il diabete: miglioramento cognitivo e potenziale impatto sulla durata della vita

La metformina, farmaco cardine nel trattamento del diabete di tipo 2, continua a sorprendere la comunità scientifica per i suoi possibili effetti oltre il controllo glicemico. Durante la III edizione dell’Aging and Longevity Conference, in corso a Roma, sono stati presentati nuovi dati che rafforzano il ruolo della molecola come potenziale agente anti-invecchiamento.

Secondo quanto illustrato da Cesare Sirtori, farmacologo clinico dell’Università di Milano, studi sperimentali condotti su primati hanno evidenziato un effetto significativo sul mantenimento delle funzioni cognitive. Negli animali anziani trattati con metformina, le capacità cerebrali risultavano comparabili a quelle di soggetti più giovani, con un “ringiovanimento” stimato di circa sei anni rispetto all’età biologica.

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Questi risultati si inseriscono in un filone di ricerca sempre più ampio che attribuisce alla molecola proprietà neuroprotettive, antinfiammatorie e persino antitumorali. Oltre ai dati preclinici, alcune evidenze cliniche suggeriscono un possibile ruolo nella prevenzione di specifiche neoplasie, tra cui il tumore della mammella.

Un contributo importante potrebbe arrivare dallo studio TAME, uno dei progetti più avanzati a livello internazionale sul tema dell’invecchiamento. Coordinato da Nir Barzilai, coinvolge migliaia di soggetti tra i 65 e i 79 anni e mira a valutare non solo la sopravvivenza, ma anche l’incidenza di patologie croniche e il declino cognitivo nel lungo periodo.

Utilizzata da oltre 150 milioni di persone nel mondo, la metformina deve la sua efficacia a meccanismi d’azione complessi che includono il miglioramento della sensibilità insulinica e l’interazione con i mitocondri cellulari. Negli ultimi anni, tuttavia, sono emerse nuove proprietà: dalla modulazione del microbiota intestinale alla riduzione dell’infiammazione cronica legata all’età (inflammaging), fino a un’azione “senolitica”, cioè la capacità di eliminare cellule senescenti.

Questi effetti potrebbero tradursi in benefici anche in ambito neurologico, con studi in corso su patologie come la sclerosi laterale amiotrofica e la demenza frontotemporale.

Il congresso ha acceso i riflettori anche su altri fattori chiave dell’invecchiamento. Tra questi, il cosiddetto “fibroaging” polmonare, accelerato da inquinamento e fumo, e il ruolo del sonno. Negli over 65, infatti, qualità e condizioni ambientali del riposo risultano determinanti: temperatura tra 20 e 25°C e umidità controllata possono migliorare significativamente il recupero fisiologico.

Non meno rilevante l’attenzione alla salute della pelle e delle articolazioni. Tra le strategie emergenti, l’impiego della niacinamide per il mantenimento dell’elasticità cutanea e l’utilizzo del PRP (plasma ricco di piastrine) per la rigenerazione dei tessuti. Parallelamente, nuovi biomateriali, come derivati del chitosano, mostrano potenzialità nel trattamento dell’artrosi grazie alla capacità di favorire la riparazione cartilaginea.

Nel complesso, le evidenze presentate all’ALC delineano un approccio sempre più integrato alla longevità, in cui farmaci già noti come la metformina potrebbero giocare un ruolo chiave non solo nel trattamento delle malattie, ma anche nel rallentamento dei processi biologici dell’invecchiamento.

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