
Uno studio su Nature individua varianti genetiche legate alla risposta ai farmaci Glp-1 e al rischio di effetti collaterali
Gli analoghi del recettore Glp-1 hanno cambiato il trattamento dell’obesità, ma non producono gli stessi risultati in tutti i pazienti. A parità di terapia, la perdita di peso e la comparsa di effetti collaterali possono variare in modo significativo. A spiegare almeno parte di questa differenza interindividuale potrebbe essere la genetica, come indica uno studio pubblicato su Nature.
Lo studio
Gli autori della ricerca hanno analizzato i dati genetici e clinici di quasi 28 mila persone che avevano utilizzato il servizio e che assumevano farmaci anti-obesità a base di Glp-1. L’obiettivo era capire se specifiche varianti genetiche potessero influenzare l’entità della risposta al trattamento e la comparsa degli effetti indesiderati più comuni.
Il gene Glp-1 e la maggiore perdita di peso
I ricercatori hanno individuato una variante del gene del recettore Glp-1 (Glp1 rs10305420) associata a una risposta più favorevole alla terapia. Le persone portatrici di questa variante mostravano una perdita di peso aggiuntiva di circa 760 grammi per ogni copia del gene posseduta. Il dato suggerisce che una parte dell’efficacia dei farmaci Glp-1 possa dipendere da caratteristiche genetiche individuali, con implicazioni potenzialmente rilevanti per la personalizzazione delle cure.
Effetti collaterali e ruolo del gene GIPR
Un’altra variante genetica individuata dallo studio riguarda il gene del recettore del polipeptide inibitorio gastrico (GIPR rs1800437). In questo caso, la presenza della variante non era associata a maggiori benefici in termini di perdita di peso, ma a un aumento della probabilità di sviluppare effetti collaterali gastrointestinali, in particolare nausea e vomito. Anche questo risultato rafforza l’ipotesi che i profili genetici possano influenzare in modo selettivo diversi aspetti della risposta ai farmaci.
Non solo genetica: sesso, età ed etnia contano
Secondo gli autori, la genetica non è però l’unico fattore in gioco. Dall’analisi emerge che i benefici tendono a essere maggiori nelle donne, nelle persone più giovani e in quelle di origine europea, rispetto ai soggetti di etnia latina o africana. Nel complesso, fattori genetici e non genetici spiegano però solo una parte della variabilità osservata nella risposta ai farmaci anti-obesità.
Verso terapie sempre più personalizzate
"I fattori genetici e non genetici, insieme, hanno spiegato circa il 25% della variazione nelle risposte alla perdita di peso ai farmaci a base di Glp-1 – afferma Ruth J. F. Loos, del Novo Nordisk Foundation Center for Basic Metabolic Research presso la University of Copenhagen, in un commento pubblicato su Nature – Saranno necessari ulteriori studi per identificare i fattori che spiegano il restante 75%. Una comprensione più approfondita del motivo per cui alcuni individui perdono una quantità significativa di peso, mentre altri ne perdono molto meno, sarà fondamentale per personalizzare la terapia".
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