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Medici specialisti, 217mila in Italia ma età media a 55 anni: l’anagrafe diventa strumento di governo

Sanità pubblica Giulio Divo | 09/04/2026 15:21

Ministero, Istat e CoGeaps integrano i dati sugli specialisti. Non solo fotografia: base per decidere fabbisogni e borse di specializzazione

Sono quasi 217mila i medici specialisti attivi in Italia tra pubblico e privato, con una prevalenza maschile del 53,7% ma una presenza femminile in crescita e mediamente più giovane. È la fotografia che emerge dalla nuova banca dati realizzata dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istat e il Co.Ge.A.P.S., che per la prima volta mette a sistema informazioni su numero, distribuzione, età e genere degli specialisti.

Non solo numeri: uno strumento per governare il sistema

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La novità non è tanto il dato in sé, quanto il salto di qualità nella capacità di leggerlo e utilizzarlo. L’integrazione tra le banche dati del Ministero, dell’Istat e del CoGeaps nasce infatti con una funzione precisa: superare una programmazione basata su stime statiche e costruire un modello dinamico, fondato su chi lavora realmente, in quali ambiti e con quale distribuzione territoriale.

"La banca dati migliora l’informazione statistica sull’offerta di professionisti sanitari", sottolinea il Ministero della Salute, evidenziando come rappresenti una base metodologica per la pianificazione sanitaria e per la stima del fabbisogno formativo futuro.

È un passaggio che ha anche un fondamento normativo preciso. Il protocollo d’intesa tra Ministero della Salute e Istat prevede esplicitamente la costruzione di un sistema informativo per monitorare il personale sanitario e orientare la definizione dei fabbisogni formativi.

A questo si affianca il percorso avviato con il cosiddetto Decreto Calabria, che ha iniziato a collegare il numero delle borse di specializzazione non solo alla capacità formativa delle università, ma ai fabbisogni espressi dalle Regioni. Il PNRR, infine, nella Missione Salute, ha rafforzato ulteriormente questa direzione, prevedendo il potenziamento dei sistemi di analisi dei dati per la gestione delle risorse umane.

In questo senso, l’anagrafe degli specialisti diventa uno strumento operativo: non un elenco, ma il supporto su cui si costruiscono le decisioni su formazione, distribuzione e finanziamenti.

Un sistema che invecchia: età media a 55 anni

Dai dati emerge un elemento strutturale: l’età media degli specialisti è pari a 55 anni, con un divario significativo tra uomini, che raggiungono i 58 anni, e donne, ferme a 51.

Il dato segnala un sistema ancora fortemente segnato dall’invecchiamento della forza lavoro. Le differenze si riflettono anche tra le specialità: i medici più giovani si concentrano in ambiti come la Radioterapia e alcune discipline ad alta intensità tecnologica, mentre tra le aree con età più elevate figurano la Medicina termale, la Medicina del lavoro e la Patologia clinica.

Distribuzione delle competenze e differenze di genere

La banca dati evidenzia anche una diversa distribuzione delle specializzazioni tra uomini e donne. Tra i medici uomini prevalgono le specializzazioni in Malattie cardiovascolari, Ortopedia e Chirurgia generale, mentre tra le donne è più frequente la presenza in Anestesia, seguita da Ginecologia e Pediatria.

Sul piano organizzativo, quasi la metà degli specialisti opera nell’area medica, mentre il resto si distribuisce tra servizi e area chirurgica. Nel dettaglio, le Malattie cardiovascolari e la Medicina interna rappresentano i principali ambiti dell’area medica, mentre nei servizi si concentrano soprattutto Anestesia e Radiodiagnostica e nell’area chirurgica restano centrali Ginecologia e Chirurgia generale.

Il punto di sistema: dai dati alle scelte

La lettura complessiva della banca dati mette in evidenza un passaggio cruciale: la programmazione sanitaria non può più basarsi su dati parziali o su dinamiche storiche.

L’integrazione delle informazioni consente di collegare direttamente la distribuzione reale dei professionisti alle scelte su borse di specializzazione, reclutamento e organizzazione dei servizi. In altri termini, i dati diventano il presupposto per decidere dove investire e quali competenze rafforzare. E incentivare attraverso opportuni interventi e incentivi.

Il rischio, in assenza di un utilizzo concreto di questo strumento, è che l’attuale equilibrio si traduca nei prossimi anni in carenze selettive, soprattutto nelle discipline più esposte all’invecchiamento o meno attrattive per i giovani.

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