
Al Bambino Gesù la rivoluzione genetica trasforma diagnosi e assistenza pediatrica
La genetica al centro della medicina pediatrica
Negli ultimi vent’anni, le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione hanno rivoluzionato lo studio del genoma umano, abbattendo in maniera drastica tempi e costi delle analisi. Se all’inizio degli anni Duemila decifrare un genoma richiedeva mesi di lavoro e investimenti milionari, oggi bastano pochi giorni e costi accessibili. Questo salto tecnologico ha spostato l’attenzione dall’acquisizione dei dati alla loro interpretazione, rendendo centrali competenze come la bioinformatica.
"La rivoluzione genetica rappresenta un passaggio fondamentale per migliorare la comprensione e la cura delle malattie pediatriche" – sottolinea Andrea Onetti Muda, direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Identificare un gene è solo il primo passo: da lì nasce la possibilità di sviluppare terapie sempre più mirate".
Un ospedale "cacciatore di geni"
Il Bambino Gesù segue la più ampia casistica pediatrica italiana di malattie rare, per oltre l’80% di origine genetica. Negli ultimi dieci anni ha contribuito all’identificazione di più di cento nuovi geni-malattia e solo nel 2025 ha effettuato circa 40 mila analisi genetiche. Un impegno che lo colloca tra i principali centri europei, anche grazie alla partecipazione alle Reti di riferimento europee (ERN) e a studi su farmaci orfani.
Un ruolo cruciale è svolto dalla genomica funzionale. In particolare, il laboratorio zebrafish consente di verificare in modo rapido l’effetto delle varianti genetiche sospette, chiarendo il legame tra mutazioni e malattia. Questo approccio ha già permesso di migliorare diagnosi e comprensione clinica di patologie rare complesse, come quelle legate ai geni COL4A1 e COL4A2.
Quando la diagnosi sembra impossibile
Accanto alla genetica delle malattie ereditarie, si apre una nuova frontiera nella diagnostica delle infezioni. Dal 2024 il Bambino Gesù utilizza la metagenomica nella pratica clinica per identificare patogeni rari o sconosciuti, soprattutto nei pazienti immunodepressi.
La tecnica analizza l’intero materiale genetico presente in un campione biologico, superando i limiti delle metodiche tradizionali basate sulla ricerca mirata di singoli microrganismi. L’integrazione tra sequenziamento avanzato, intelligenza artificiale e bioinformatica consente così diagnosi più rapide e precise, trasformando casi clinici complessi in percorsi terapeutici mirati.
Il salto delle terapie geniche
Il percorso che va dal gene alla terapia è uno dei punti di forza dell’ospedale, grazie a un dialogo costante tra laboratorio e clinica. Un modello reso possibile anche dalle infrastrutture dedicate, come i laboratori di San Paolo fuori le Mura e l’officina farmaceutica per la produzione di terapie avanzate. Nel 2025 è stato inoltre avviato un nuovo Laboratorio di Terapia Genica per potenziare lo sviluppo di queste cure.
"La nostra forza è nel dialogo continuo tra laboratorio e clinica, che permette di trasformare rapidamente la ricerca in cura concreta" – evidenzia Onetti Muda –. Questi risultati sono il frutto del lavoro di medici, ricercatori e di tutti i professionisti dell’Ospedale, insieme ai tanti centri nazionali e internazionali con cui collaboriamo".
CAR-T e nuove speranze anche per le autoimmuni
Dal primo trapianto di cellule staminali geneticamente modificate nel 2014 alla prima terapia CAR-T in Italia nel 2018, fino alla terapia genica per la talassemia nel 2020, il Bambino Gesù è stato protagonista dello sviluppo delle terapie cellulari e geniche in età pediatrica. Oggi queste tecnologie si estendono anche ai tumori solidi e alle malattie autoimmuni gravi.
Nel 2024, per la prima volta al mondo, le CAR-T sono state utilizzate con successo in bambini affetti da gravi patologie autoimmuni: sette pazienti su otto hanno raggiunto la remissione completa. I risultati, pubblicati nel 2026 su Nature Medicine, aprono prospettive inedite per malattie finora prive di cure efficaci.
La rivoluzione è una rete
Alla base di questi progressi c’è un modello di ricerca fondato sulla collaborazione. "La ricerca è condivisione" – conclude Onetti Muda –. È grazie a queste reti che possiamo offrire nuove possibilità di cura anche ai bambini con le patologie più complesse". In un’epoca in cui il DNA è diventato una chiave clinica fondamentale, la genetica non è più solo una disciplina di frontiera, ma una componente strutturale della medicina pediatrica. E per molti bambini, oggi, rappresenta la differenza tra una diagnosi attesa e una cura possibile.
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