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Tumore del pancreas, al Gemelli una nuova arma su misura: la colla radioattiva che colpisce dall’interno

Una terapia locoregionale mininvasiva, basata su ittrio-90, entra per la prima volta nella sperimentazione clinica sui tumori pancreatici non operabili. Il Policlinico Gemelli unico centro italiano coinvolto nello studio internazionale
Oncologia

Il tumore del pancreas resta una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole, soprattutto quando viene diagnosticato in fase localmente avanzata e non aggredibile chirurgicamente. Proprio su questa zona grigia della pratica clinica si inserisce YntraDose, una nuova strategia terapeutica sperimentale che punta a colpire la massa tumorale direttamente dall’interno, limitando il danno ai tessuti sani circostanti. La sperimentazione è partita negli ultimi giorni alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, unico centro italiano coinvolto.

Un bisogno clinico ancora insoddisfatto

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In Italia si stimano circa 14.000 nuove diagnosi di tumore del pancreas ogni anno e la sopravvivenza a 5 anni resta drammaticamente bassa. Solo il 10-15% dei pazienti è operabile alla diagnosi, mentre circa un terzo presenta una malattia localmente avanzata, senza metastasi ma non immediatamente chirurgica.

In questi casi, la chemioterapia neoadiuvante rappresenta lo standard di trattamento, con l’obiettivo di ridurre il volume tumorale e rendere possibile l’intervento chirurgico. Tuttavia, questo risultato si ottiene solo in 1 paziente su 3, lasciando un ampio margine di bisogno terapeutico non soddisfatto.

La nuova strategia

YntraDose è un radiofarmaco locoregionale costituito da microsfere di ittrio-90, un radionuclide beta-emittente già utilizzato con successo in ambito epatico, inglobate in una speciale matrice adesiva. Questa particolare formulazione consente di stabilizzare il radiofarmaco all’interno della massa tumorale, evitando dispersioni e garantendo un’irradiazione altamente selettiva.

"Si tratta di una sorta di "colla radioattiva" che il radiologo interventista inietta direttamente nel tumore, senza necessità di incisioni chirurgiche – spiega Giampaolo Tortora, ordinario di Oncologia medica all’Università Cattolica e direttore del Comprehensive Cancer Center del Gemelli, nonché principal investigator dello studio –. L’obiettivo è duplice: ottenere una riduzione significativa della massa tumorale e aumentare le probabilità di sopravvivenza in una popolazione di pazienti che oggi ha opzioni limitate".

Come funziona la procedura

Il trattamento consiste in un’iniezione percutanea, effettuata con un ago sottile introdotto dall’esterno sotto guida TAC ed ecografica. La procedura si svolge in anestesia locale, con minima sedazione, ed è affidata ai radiologi interventisti. "L’intervento è mininvasivo, indolore e sicuro per il paziente – sottolinea Roberto Iezzi, associato di Radiologia all’Università Cattolica e direttore della Radiologia Interventistica Avanzata del Gemelli –. Prevede una breve degenza ospedaliera e una rapida ripresa delle normali attività, mantenendo un profilo di sicurezza elevato".

Il ruolo chiave della medicina nucleare

La preparazione del radiofarmaco avviene all’interno della radiofarmacia della Medicina Nucleare, dove la dose di ittrio-90 viene caricata in siringa e resa pronta all’uso entro tempi molto stretti. "Parliamo di circa 80 MBq di ittrio-90 in un volume di appena 0,25 ml – spiega Maria Lucia Calcagni, Professore associato di Diagnostica per immagini e radioterapia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Medicina Nucleare del Gemelli –. La siringa viene utilizzata entro tre ore dalla preparazione, per garantire efficacia e sicurezza del trattamento".

Radioterapia mirata e sinergia con la chemioterapia

L’ittrio-90 consente un’irradiazione confinata al solo volume tumorale, inducendo necrosi cellulare senza l’esposizione sistemica tipica di altre forme di radioterapia. "Questo approccio permette di minimizzare gli effetti collaterali e di combinare in modo sinergico il trattamento locoregionale con la chemioterapia sistemica – riprende Tortora – Si tratta di una forma avanzata di radioterapia loco-regionale, pensata per potenziare l’efficacia complessiva del trattamento".

Uno studio internazionale

Il trial appena avviato è uno studio internazionale multicentrico di fase 2, in aperto, attualmente in fase di arruolamento. Prevede l’inclusione di 10 pazienti presso il Gemelli e coinvolge anche centri in Belgio e nel Regno Unito. "Questa sperimentazione rappresenta un esempio concreto di trasferimento dell’innovazione tecnologica alla pratica clinica" – conclude Tortora – con il potenziale di ridefinire l’approccio terapeutico ai tumori pancreatici in fase avanzata".

Oncologia
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