
Progresso scientifico e accesso alle cure
La ricerca oncologica avanza a ritmo sostenuto, ma non altrettanto accade per l’accesso dei pazienti italiani alle sperimentazioni cliniche. Ogni anno in Italia si registrano circa 400.000 nuove diagnosi di tumore, eppure solo una piccola quota dei pazienti che potrebbero partecipare a uno studio clinico riesce effettivamente a farlo. Una distanza che incide sia sulle prospettive di cura sia sull’equità del sistema sanitario. È su questo scollamento tra potenzialità scientifiche e realtà assistenziale che si accende l’allarme degli Ifo – Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, da anni in prima linea nella ricerca clinica oncologica.
I numeri che raccontano il divario
Secondo i dati diffusi dagli Ifo, solo il 3-5% dei pazienti oncologici eleggibili accede oggi a una sperimentazione clinica. Un valore molto inferiore alle possibilità reali del sistema. Nei centri a più alta vocazione per la ricerca, come lo stesso Istituto romano, la percentuale sale fino al 10%, ma resta comunque lontana dal potenziale stimato dagli esperti.
In un sistema pienamente organizzato e coordinato, infatti, la quota di pazienti eleggibili coinvolti in trial potrebbe arrivare al 40-50%. Una differenza che si traduce in anni di vita e di qualità di cura: chi entra in uno studio di fase 1 può accedere a una nuova terapia con un anticipo di 7-10 anni rispetto alla pratica clinica; nei trial di fase 3 il vantaggio temporale medio è di circa 3 anni.
La frammentazione
Alla base di questo gap non c’è la mancanza di competenze scientifiche, ma l’assenza di una vera rete nazionale dei centri di sperimentazione clinica. In Italia, i clinical trial center operano spesso come isole, con collaborazioni costruite più su relazioni personali che su strutture istituzionalizzate.
È proprio per superare questa frammentazione che, per la prima volta, alcuni dei principali clinical trial center italiani si sono riuniti con un obiettivo comune: mettere a sistema competenze, organizzazione e accesso alle cure. Un passaggio considerato non più rinviabile per garantire a tutti i pazienti le stesse opportunità, indipendentemente dal luogo di cura.
Gli Ifo e la vocazione sperimentale
In questo scenario, gli Ifo si confermano tra i centri oncologici più attivi del Paese. I numeri del 2025 parlano di 407 trial clinici in corso, 6.657 pazienti arruolati e 57 sperimentazioni coordinate a livello nazionale e internazionale. Le attività di sperimentazione hanno generato oltre 3,3 milioni di euro di proventi, pari a circa il 15% della ricerca clinica e traslazionale dell’Istituto. Dati che dimostrano come investire nella ricerca clinica significhi rafforzare l’intero sistema, creando un circolo virtuoso tra innovazione, sostenibilità economica e qualità delle cure.
Verso una rete nazionale
La strada da percorrere è chiara, ma richiede un cambio di passo istituzionale. "Siamo ancora lontani da una vera rete nazionale — evidenzia Massimo Zeuli, responsabile clinical trials center Ifo — Manca innanzitutto un censimento: oggi non esiste nemmeno un elenco ufficiale dei clinical trial center italiani e le collaborazioni si basano spesso su rapporti personali".
Il primo obiettivo, secondo Zeuli, è la standardizzazione e l’istituzionalizzazione dei clinical trial center, seguita dalla creazione di strumenti condivisi per il coordinamento della ricerca. "Solo così sarà possibile garantire a ogni paziente oncologico italiano, indipendentemente da dove viene curato, la stessa probabilità di accedere a una sperimentazione clinica".




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