Canali Minisiti ECM

Tumori, in Italia solo pochi pazienti accedono ai trial oncologici. Ifo: “serve una rete condivisa”

Oncologia Lucia Oggianu | 20/04/2026 13:40

Tra innovazione scientifica e frammentazione organizzativa, la sperimentazione clinica resta un’opportunità mancata per molti. I clinical trial center chiedono una svolta strutturale per garantire equità di accesso alle cure.

Progresso scientifico e accesso alle cure

La ricerca oncologica avanza a ritmo sostenuto, ma non altrettanto accade per l’accesso dei pazienti italiani alle sperimentazioni cliniche. Ogni anno in Italia si registrano circa 400.000 nuove diagnosi di tumore, eppure solo una piccola quota dei pazienti che potrebbero partecipare a uno studio clinico riesce effettivamente a farlo. Una distanza che incide sia sulle prospettive di cura sia sull’equità del sistema sanitario. È su questo scollamento tra potenzialità scientifiche e realtà assistenziale che si accende l’allarme degli Ifo – Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, da anni in prima linea nella ricerca clinica oncologica. 

pubblicità

I numeri che raccontano il divario

Secondo i dati diffusi dagli Ifo, solo il 3-5% dei pazienti oncologici eleggibili accede oggi a una sperimentazione clinica. Un valore molto inferiore alle possibilità reali del sistema. Nei centri a più alta vocazione per la ricerca, come lo stesso Istituto romano, la percentuale sale fino al 10%, ma resta comunque lontana dal potenziale stimato dagli esperti.

In un sistema pienamente organizzato e coordinato, infatti, la quota di pazienti eleggibili coinvolti in trial potrebbe arrivare al 40-50%. Una differenza che si traduce in anni di vita e di qualità di cura: chi entra in uno studio di fase 1 può accedere a una nuova terapia con un anticipo di 7-10 anni rispetto alla pratica clinica; nei trial di fase 3 il vantaggio temporale medio è di circa 3 anni.

La frammentazione

Alla base di questo gap non c’è la mancanza di competenze scientifiche, ma l’assenza di una vera rete nazionale dei centri di sperimentazione clinica. In Italia, i clinical trial center operano spesso come isole, con collaborazioni costruite più su relazioni personali che su strutture istituzionalizzate.

È proprio per superare questa frammentazione che, per la prima volta, alcuni dei principali clinical trial center italiani si sono riuniti con un obiettivo comune: mettere a sistema competenze, organizzazione e accesso alle cure. Un passaggio considerato non più rinviabile per garantire a tutti i pazienti le stesse opportunità, indipendentemente dal luogo di cura.

Gli Ifo e la vocazione sperimentale

In questo scenario, gli Ifo si confermano tra i centri oncologici più attivi del Paese. I numeri del 2025 parlano di 407 trial clinici in corso, 6.657 pazienti arruolati e 57 sperimentazioni coordinate a livello nazionale e internazionale. Le attività di sperimentazione hanno generato oltre 3,3 milioni di euro di proventi, pari a circa il 15% della ricerca clinica e traslazionale dell’Istituto. Dati che dimostrano come investire nella ricerca clinica significhi rafforzare l’intero sistema, creando un circolo virtuoso tra innovazione, sostenibilità economica e qualità delle cure.

Verso una rete nazionale

La strada da percorrere è chiara, ma richiede un cambio di passo istituzionale. "Siamo ancora lontani da una vera rete nazionale — evidenzia Massimo Zeuli, responsabile clinical trials center Ifo — Manca innanzitutto un censimento: oggi non esiste nemmeno un elenco ufficiale dei clinical trial center italiani e le collaborazioni si basano spesso su rapporti personali".

Il primo obiettivo, secondo Zeuli, è la standardizzazione e l’istituzionalizzazione dei clinical trial center, seguita dalla creazione di strumenti condivisi per il coordinamento della ricerca. "Solo così sarà possibile garantire a ogni paziente oncologico italiano, indipendentemente da dove viene curato, la stessa probabilità di accedere a una sperimentazione clinica".

Commenti

I Correlati

Dalla crescita alla maturità, l’Iss indica le scelte quotidiane che fanno la differenza

Il Rapporto 2024 del Ministero fotografa un’utenza sempre più femminile, matura e segnata dai disturbi dell’umore

Cnop richiama il rapporto del Ministero: oltre 840mila assistiti e bisogni in crescita. La richiesta è rendere strutturale la psicologia di assistenza primaria

Ti potrebbero interessare

Dallo studio Nibit-M2 una svolta storica per i pazienti con metastasi cerebrali asintomatiche. Sopravvivenza a lungo termine e nuovi biomarcatori aprono la strada a cure sempre più personalizzate

Oltre 71mila nuovi casi l’anno tra tumori della mammella e apparato ginecologico ma quasi 1 donna su 2 chiede aiuto per i problemi intimi e pochissime arrivano a uno specialista

Nei test clinici di fase 2, elraglusib associato alla chemioterapia standard riduce il rischio di morte e migliora gli esiti a un anno. Partita la fase 3 dello studio

Ultime News

Più letti