
Uno studio condotto su quasi 30 mila individui evidenzia il valore prognostico del Growth Differentiation Factor-15 nella previsione di malattia cardiovascolare aterosclerotica e steatosi epatica metabolica.
Il Growth Differentiation Factor-15 (GDF-15) potrebbe affermarsi come uno dei biomarcatori più promettenti per la valutazione precoce del rischio nella sindrome cardiovascolare-renale-metabolica (CKM). È quanto emerge da un’ampia analisi condotta su 29.697 partecipanti della UK Biobank, che ha indagato il ruolo della proteina nelle fasi iniziali della sindrome, corrispondenti agli stadi 0-3 secondo la classificazione dell’American Heart Association. Il GDF-15 è una molecola associata a processi biologici quali infiammazione cronica, stress ossidativo e senescenza cellulare. Nello studio, concentrazioni più elevate del biomarcatore sono risultate correlate a un profilo clinico progressivamente più compromesso, caratterizzato da peggior funzione renale, maggiore insulino-resistenza e alterazioni metaboliche e infiammatorie più marcate.
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Numerosi studi hanno dimostrato che livelli elevati di hs-CRP sono associati a un incremento indipendente del rischio di eventi cardiovascolari, anche in pazienti con valori lipidici nella norma.
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Una meta-analisi italo-britannica su oltre 2.300 pazienti suggerisce che, dopo ablazione efficace e in assenza di recidive aritmiche, l’interruzione dei NAO potrebbe non aumentare il rischio tromboembolico, riducendo invece gli eventi emorragici magg
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