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GDF-15, un nuovo indicatore per intercettare il rischio cardio-metabolico ed epatico nelle fasi precoci della sindrome CKM

Uno studio condotto su quasi 30 mila individui evidenzia il valore prognostico del Growth Differentiation Factor-15 nella previsione di malattia cardiovascolare aterosclerotica e steatosi epatica metabolica.
Cardiologia

Il Growth Differentiation Factor-15 (GDF-15) potrebbe affermarsi come uno dei biomarcatori più promettenti per la valutazione precoce del rischio nella sindrome cardiovascolare-renale-metabolica (CKM). È quanto emerge da un’ampia analisi condotta su 29.697 partecipanti della UK Biobank, che ha indagato il ruolo della proteina nelle fasi iniziali della sindrome, corrispondenti agli stadi 0-3 secondo la classificazione dell’American Heart Association. Il GDF-15 è una molecola associata a processi biologici quali infiammazione cronica, stress ossidativo e senescenza cellulare. Nello studio, concentrazioni più elevate del biomarcatore sono risultate correlate a un profilo clinico progressivamente più compromesso, caratterizzato da peggior funzione renale, maggiore insulino-resistenza e alterazioni metaboliche e infiammatorie più marcate. Durante il periodo di osservazione, 2.786 partecipanti hanno sviluppato una malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD), mentre 456 hanno ricevuto una diagnosi di steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD). L’analisi ha mostrato che ogni incremento unitario dei livelli di GDF-15 era associato a un aumento del 25% del rischio di ASCVD e del 62% del rischio di MASLD. Un’associazione di analoga entità è stata osservata anche per la comparsa concomitante delle due condizioni. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la capacità del biomarcatore di anticipare la progressione bidirezionale tra patologia cardiovascolare e malattia epatica metabolica.

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I soggetti con valori più elevati di GDF-15 presentavano infatti una maggiore probabilità di passare da MASLD a ASCVD e viceversa, suggerendo l’esistenza di un asse fisiopatologico condiviso tra cuore, fegato, rene e metabolismo. L’impatto clinico del biomarcatore è apparso particolarmente evidente nei soggetti appartenenti alle fasce più elevate di distribuzione. Nel 10% con i livelli più alti di GDF-15, l’incidenza cumulativa a 10 anni di ASCVD ha raggiunto il 15,75%, mentre nel 5% superiore ha superato il 20%. L’integrazione del GDF-15 nei principali modelli prognostici cardiovascolari ed epatici, tra cui PREVENT, SCORE2, FLI e FIB-4, ha inoltre migliorato significativamente la capacità di discriminazione e riclassificazione del rischio. In diversi confronti il biomarcatore ha mostrato performance superiori rispetto a marcatori consolidati come proteina C-reattiva, lipoproteina(a), troponina cardiaca I e NT-proBNP. I risultati rafforzano l’ipotesi che il GDF-15 possa diventare uno strumento utile per una stratificazione più accurata del rischio nei pazienti con sindrome CKM, favorendo interventi preventivi mirati prima della comparsa delle manifestazioni cliniche conclamate.
Cardiologia
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