
Un dato è ormai certo. Nell’ultimo ventennio il “panorama terapeutico” del tumore alla prostata è cambiato considerevolmente, con chiari miglioramenti nella diagnosi, nelle opzioni di trattamento e nella sopravvivenza. Di conseguenza, un numero crescente di pazienti, anche con tumore avanzato e quindi non confinato alla ghiandola prostatica, vive più a lungo e ricerca, giustamente, una migliora qualità della vita che spesso si traduce in una richiesta di recupero della propria attività sessuale, alterata da intervento ma anche da terapie oncologiche o radioterapiche, certamente necessarie. È quanto si evidenzia in una lettera all’editore della rivista internazionale Archivio Italiano di Urologia e Andrologia, e che sarà pubblicata nel numero di settembre 2026, intitolata Beyond Survival: Addressing Sexual Health in Advanced Prostate Cancer Care.
SOPRAVVIVENZA
In Italia, secondo i dati resi noti da un gruppo di esperti degli Oncologi Medici AIOM, il numero di uomini che sopravvive a una diagnosi di tumore alla prostata è aumentato da 217mila nel 2014 a 485mila nel 2024, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni di circa il 91%.
SESSUALITÀ
I soggetti con tumore avanzato della prostata, pur vivendo più a lungo, perdono la propria potenza sessuale sin da subito. “Per necessità di rimuovere tutto il tumore, anche quello fuoriuscito dalla ghiandola prostatica, si devono sacrificare i nervi che consentono di ottenere l’erezione”, spiega il prof. Aldo Franco De Rose, specialista urologo e andrologo genovese, presidente dell’Associazione Andrologi Italiani. “La conseguenza è che i farmaci orali tipo sildenafil, tadalafil, vardenafil, avanafil risultano inefficaci in quanto, con la sezione dei nervi, manca la secrezione di ossido nitrico da parte delle terminazioni nervose e quindi con l’impossibilità da parte delle arteriole del pene a dilatarsi, far affluire più sangue e raggiungere quindi l’erezione.”
OPZIONI TERAPEUTICHE
Per soddisfare le richiesta di aiuto sessuale, che arriva da parte di soggetti sempre più giovani, bisogna ricorrere alle punture di caverject almeno 10 minuti prima del rapporto sessuale o più frequentemente all’impianto di protesi al pene.
PUNTURE INTRACAVERNOSE
“Le punture intracavernose di caverject vengono eseguite dalla stesso paziente o anche dalla partner”, spiega la dott.ssa Sara Cianfarelli, specializzanda urologa presso la Clinica Urologica di Genova, diretta dal prof. Carlo Terrone. “Le punture si eseguono sul pene, almeno 10 minuti prima dell’atto sessuale e sono in grado di assicurare una erezione sufficiente per un valido rapporto sessuale anche quando i nervi sono stati sezionati.”
PROTESI
“Quando le punture non funzionano o sono rifiutate dal paziente o dalla coppia – precisa De Rose – è necessario ricorrere all’impianto di protesi al pene. Si tratta di dispositivi che, impiantati nei corpi cavernosi, sostituiscono la funzione erettile e consentono la ripresa della funzione sessuale in quanto assicurano un’ottima rigidità.” La protesi peniena tri-componente è l’unica in grado di assicurare una completa detumescenza del pene allo stato di riposo e un’ottima erezione prima del rapporto sessuale, azionando la pompetta situata nello scroto. In generale la soddisfazione riportata dai soggetti impiantati è superiore al 95%, quella della partner 87%.
CASISTICA PERSONALE
“Dal 2021 a oggi, presso la clinica Montallegro di Genova, abbiamo eseguito 36 impianti di protesi idrauliche tri-componenti, 2 bi-componenti e 5 semirigide”, dichiara De Rose. “4 soggetti con tumore avanzato della prostata sono stati sottoposti a impianto di protesi al pene tri-componente, 16 soggetti con tumore avanzato della prostate eseguono le punture intracavernose di caverject, 9 autonomamente e 7 con l’aiuto della partner.”
CONCLUSIONI E ASPETTI SANITARI
La sessualità dovrebbe essere considerata parte integrante dell’assistenza ai pazienti con tumore alla prostata, anche negli stadi avanzati della malattia: “A oggi però – afferma ancora De Rose – le protesi del pene, assieme ai presìdi per l’incontinenza urinaria maschile, anche dopo intervento per tumore, come quello della prostata, non sono inseriti nei LEA, cioè nei Livelli Essenziali di Assistenza, per cui i soggetti desiderosi di recuperare la propria sessualità, anche in caso di tumore non avanzato o di giovani soggetti diabetici con compromissione dei nervi o delle arterie, devono ricorrere al privato.” Infatti le ASL rifiutano l’acquisto di questi dispositivi medici in quanto, non essendo inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, non verrebbero rimborsati dalle Regioni. “Personalmente – conclude De Rose – nonostante continui a lavorare nel privato, da anni, assieme ad altri colleghi Urologi e Andrologi italiani ci battiamo affinché questi presidi vengano inseriti nei LEA, in quanto riteniamo che tutti i soggetti, specialmente dopo intervento per tumore o malattie croniche come il diabete, debbano avere la possibilità di vivere la propria sessualità.”
De Rose AF, et al. Beyond survival: addressing sexual health in advanced prostate cancer care. Arch Ital Urol Androl. 2026;15702. doi:10.4081/aiua.2026.15702.




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