|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Orologi proteomici per misurare gli effetti anti-aging dei farmaci

Uno studio su rentosertib nella fibrosi polmonare idiopatica suggerisce un possibile impiego dei biomarcatori proteomici per rilevare modificazioni dell’età biologica durante gli studi clinici
Ricerca

Alcuni farmaci sviluppati per patologie associate all’invecchiamento potrebbero influenzare anche i processi biologici che determinano l’età. Tuttavia, i tradizionali disegni degli studi clinici non sono generalmente strutturati per rilevare questo tipo di effetto. Gli aging clocks, strumenti in grado di stimare l’età biologica attraverso specifici biomarcatori, potrebbero contribuire a colmare questa lacuna.

Uno studio ha confrontato sei orologi proteomici – ProtAge, OrganAgemortality, OrganAgechrono, PAC, ipfP3GPT e PAOPAC – utilizzandoli sui dati del proteoma sierico provenienti da uno studio clinico di fase 2a della durata di 12 settimane, già pubblicato, sul candidato farmaco antifibrotico rentosertib in pazienti con fibrosi polmonare idiopatica.

pubblicità

A differenza dei modelli epigenetici, che possono produrre risultati eterogenei e di complessa interpretazione, gli orologi proteomici analizzano le proteine circolanti, considerate effettori più immediati dei cambiamenti biologici. Questa caratteristica potrebbe renderli particolarmente interessanti sia come biomarcatori dell'invecchiamento sia per esplorare i meccanismi attraverso cui un trattamento modifica i processi biologici associati all'età.

L'analisi ha evidenziato una sostanziale coerenza tra i sei modelli: nei gruppi sottoposti al trattamento, tutti hanno stimato una riduzione dell'età biologica rispetto ai valori osservati nei gruppi di confronto.

Il dato, tuttavia, non consente di stabilire se il cambiamento rilevato sia direttamente riconducibile a un effetto sull'invecchiamento oppure alla risposta della malattia al trattamento. Gli orologi proteomici, infatti, non sono ancora in grado di distinguere autonomamente gli effetti specifici della patologia da quelli associati ai processi dell'invecchiamento.

Per approfondire questa distinzione, i ricercatori hanno quindi integrato l'analisi con uno studio dei pathway biologici. I risultati hanno individuato modificazioni potenzialmente riconducibili a processi legati alla senescenza cellulare e al metabolismo, oltre agli effetti antifibrotici già associati a rentosertib.

Nel complesso, i risultati sostengono l'ipotesi di integrare gli endpoint dell'invecchiamento negli studi clinici condotti per specifiche patologie. Un approccio di questo tipo potrebbe permettere di valutare contemporaneamente l'efficacia sulla malattia e l'eventuale impatto del trattamento sui processi biologici dell'invecchiamento.

Gli orologi proteomici rappresentano quindi uno strumento promettente, sebbene la loro interpretazione richieda l'integrazione con ulteriori analisi biologiche per distinguere gli effetti terapeutici specifici da quelli più propriamente legati all'età.

Ricerca
Commenti

I Correlati

Fibrosi polmonare idiopatica, al via la fase III di rentosertib: l’IA generativa entra nella sperimentazione avanzata
Ricerca
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Organoidi cerebrali, il tempo entra in laboratorio: fino a cinque anni per osservare la maturazione del cervello umano
Ricerca
Organoidi cerebrali, il tempo entra in laboratorio: fino a cinque anni per osservare la maturazione del cervello umano
Coltivati per oltre cinque anni, gli organoidi corticali umani riproducono programmi molecolari dello sviluppo postnatale e mantengono una memoria dell’età cellulare. Un modello che amplia lo studio delle fasi più elusive della maturazione cerebrale.
Invecchiamento, 12 biomarcatori potrebbero accelerare la ricerca sui trattamenti anti-age
Ricerca
Invecchiamento, 12 biomarcatori potrebbero accelerare la ricerca sui trattamenti anti-age
Identificati nei topi 12 possibili indicatori del tasso di invecchiamento: una sola misurazione potrebbe consentire di valutare più rapidamente l’efficacia di una terapia. Serviranno però ulteriori studi prima di arrivare all’uomo.
Artrite psoriasica, il riconoscimento internazionale ad Alberto Cauli apre una riflessione sulle nuove sfide della ricerca
Ricerca
Artrite psoriasica, il riconoscimento internazionale ad Alberto Cauli apre una riflessione sulle nuove sfide della ricerca
Il presidente FIRA è il primo reumatologo italiano a ricevere il Verna Wright Award, assegnato ogni tre anni per contributi di rilievo allo studio delle spondiloartriti. Dalla diagnosi precoce alla medicina di precisione, le nuove frontiere dell’APs.
Tumori, l’Europa resta forte nella ricerca ma perde terreno nei trial oncologici
Oncologia
Tumori, l’Europa resta forte nella ricerca ma perde terreno nei trial oncologici
Produzione scientifica competitiva e centri d’eccellenza riconosciuti a livello globale, ma le sperimentazioni cliniche si spostano sempre più verso Stati Uniti e Asia. Curigliano, Ieo: «Servono investimenti strategici in ricerca e sviluppo»

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.