
Il riconoscimento è stato conferito durante il workshop annuale italiano del GRAPPA (Group for Research and Assessment of Psoriasis and Psoriatic Arthritis), rete internazionale impegnata nello studio della psoriasi e dell’artrite psoriasica.
Istituito in memoria del reumatologo britannico Verna Wright, il premio viene assegnato ogni tre anni. Wright ebbe un ruolo determinante nel riconoscimento dell’artrite psoriasica come entità clinica distinta dall’artrite reumatoide e nello sviluppo del concetto moderno di spondiloartrite.
Cauli entra così nell’albo dei ricercatori premiati nelle precedenti edizioni, tra cui John Moll, Dafna Gladman, Louis Espinosa, Philip Helliwell, Oliver FitzGerald e Philip Mease.
L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria cronica associata alla psoriasi, caratterizzata da un’elevata eterogeneità clinica. Si stima che interessi circa il 20-30% delle persone con psoriasi.
Nella maggioranza dei casi la malattia cutanea compare prima delle manifestazioni articolari. Questo intervallo può rappresentare una finestra utile per identificare i soggetti a maggiore rischio e favorire un riconoscimento tempestivo della componente reumatologica.
Il quadro clinico può comprendere dolore, rigidità, tumefazione e limitazione funzionale a carico delle articolazioni di mani e piedi, ma anche di polsi, ginocchia, caviglie, gomiti, spalle e anche. Un’altra caratteristica dell’APs è l’entesite, cioè l’infiammazione delle zone di inserzione di tendini e legamenti sull’osso. Il coinvolgimento della colonna vertebrale e delle articolazioni sacroiliache può interessare fino al 30% dei pazienti.
Questa variabilità rende particolarmente rilevante la collaborazione tra dermatologo e reumatologo, soprattutto nei pazienti con psoriasi nei quali compaiano sintomi muscoloscheletrici.
Vent’anni di cambiamenti terapeutici
Nel corso degli ultimi due decenni la gestione dell’artrite psoriasica ha conosciuto una significativa evoluzione. Accanto ai trattamenti convenzionali sono entrati nella pratica clinica i farmaci biologici, capaci di intervenire selettivamente su specifici mediatori dell’infiammazione, e successivamente le cosiddette small molecules.
L’ampliamento dell’armamentario terapeutico ha modificato le possibilità di controllo dell’attività di malattia e di prevenzione della progressione del danno articolare. La disponibilità di diverse strategie farmacologiche introduce però un ulteriore interrogativo: individuare, per ogni paziente, l’opzione con la maggiore probabilità di efficacia.
Verso una terapia sempre più personalizzata
È proprio la medicina di precisione una delle direttrici sulle quali si concentra la ricerca. L’identificazione di biomarcatori e di caratteristiche biologiche in grado di descrivere i meccanismi predominanti della malattia potrebbe contribuire, in prospettiva, a prevedere la risposta ai diversi trattamenti e a orientare più precocemente la scelta terapeutica.
Un’altra area di interesse riguarda la fase precedente alla comparsa dell’artrite nei pazienti con psoriasi. Comprendere quali caratteristiche possano segnalare un rischio maggiore di sviluppare la componente articolare potrebbe permettere di intervenire prima della comparsa del danno.
Il riconoscimento conferito ad Alberto Cauli si inserisce quindi in una fase nella quale la ricerca sull’artrite psoriasica punta non soltanto a controllare meglio la malattia già manifesta, ma anche a anticiparne il riconoscimento e rendere progressivamente più individualizzata la strategia terapeutica.




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