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Sette bambini obesi su dieci rischiano di restarlo da adulti: l’allarme degli esperti

Diabete, infarto, tumori e problemi psicologici possono iniziare molto prima di quanto si pensi. L'Iss invita a non considerare l'eccesso di peso una fase passeggera della crescita.
Obesità

L'idea che un bambino con obesità possa "allungarsi" crescendo e lasciarsi alle spalle i chili in eccesso è ancora molto diffusa. Ma la realtà raccontata dagli esperti è molto diversa. Nella maggior parte dei casi l’obesità non scompare con il passare degli anni e può trasformarsi in una condizione che accompagna la persona per tutta la vita, aumentando il rischio di sviluppare malattie croniche già in giovane età. Il monito arriva dall’Istituto superiore di sanità (Iss), che insieme all'Associazione medici endocrinologi (Ame Ets) ha dedicato un convegno al tema dell'obesità infantile e delle sue conseguenze a lungo termine.

Il problema

I numeri spiegano bene la portata del fenomeno. Secondo gli studi citati dagli specialisti, circa il 55% dei bambini con obesità continua a esserlo durante l'adolescenza e oltre il 70% degli adolescenti con obesità mantiene la stessa condizione anche da adulto. «Diversi studi hanno evidenziato che circa il 55% dei bambini obesi rimane obeso durante l'adolescenza e che oltre il 70% degli adolescenti con obesità continua a esserlo in età adulta», afferma Rocco Bellantone, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità. Gli esperti definiscono questo fenomeno tracking dell'obesità: una sorta di traccia che tende a mantenersi nel tempo, rendendo sempre più difficile invertire la rotta se non si interviene precocemente.

I rischi per la salute

L’obesità infantile non è soltanto una questione estetica. Restare esposti per anni a un eccesso di tessuto adiposo può infatti favorire l'insorgenza di numerose patologie. Tra le conseguenze più rilevanti figurano il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, alcune forme di tumore e diversi disturbi psicologici. Un carico di problemi che può accumularsi progressivamente già dai primi anni di vita. «L'esposizione prolungata all'eccesso di tessuto adiposo determina un accumulo progressivo di danni metabolici e vascolari», spiega Marco Silano dell'Istituto superiore di sanità. Secondo gli esperti, questo processo può favorire la comparsa precoce di ipertensione, alterazioni dei grassi nel sangue e aterosclerosi, aumentando il rischio di eventi cardiovascolari nel corso della vita.

L'adolescenza, momento chiave

Aspettare che il problema si risolva da solo non è la strategia giusta, avvertono gli specialisti. Proprio l'adolescenza rappresenta infatti una fase decisiva in cui è possibile modificare il decorso della malattia. «L'obesità non va considerata una fase transitoria, dalla quale si possa semplicemente attendere di uscire con la crescita – sottolinea Roberto Vettor, endocrinologo dell'Irccs Istituto Clinico Humanitas Research Hospital di Rozzano – L'adolescenza rappresenta una finestra decisiva: intervenire precocemente modifica la traiettoria della malattia prima che questa si consolidi nell'età adulta». Per questo, aggiunge l'esperto, è necessario garantire un percorso di cura continuo, capace di accompagnare il paziente nelle diverse fasi della vita e non limitato ai soli interventi effettuati durante l'infanzia.

In Italia quasi un bambino su cinque è in sovrappeso

Nel nostro Paese il fenomeno continua a interessare una quota importante della popolazione più giovane. Tra i bambini di 8-9 anni, il 19% è in sovrappeso, il 10% vive con obesità e un ulteriore 2,6% presenta una forma grave della malattia. Le differenze territoriali restano marcate: le regioni meridionali e i contesti socioeconomici più fragili mostrano livelli più elevati di eccesso ponderale, confermando il ruolo che ambiente, reddito e opportunità educative possono avere sulla salute.

Una nuova linea guida per i casi più difficili

Per affrontare il problema, il Sistema nazionale linee guida dell'Iss ha pubblicato a luglio 2026 una nuova raccomandazione dedicata alla terapia del sovrappeso e dell'obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni. L'obiettivo è offrire ai professionisti strumenti aggiornati per gestire i casi in cui modificare alimentazione e stile di vita non basta. Un passo che riflette un cambiamento culturale importante: l'obesità non è una semplice mancanza di volontà, ma una malattia cronica che richiede diagnosi, cure e continuità assistenziale. Intervenire presto significa aumentare le possibilità di cambiare il futuro di un ragazzo, evitando che un problema nato nell'infanzia si trasformi in un peso per tutta la vita.

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