
Un episodio che va oltre il singolo caso
Secondo Manuela Bertaggia, presidente nazionale di FAND - Associazione Italiana Diabetici, la vicenda non rappresenta un episodio isolato ma evidenzia una problematica che interessa numerosi pazienti, sia all'estero sia in Italia. «Per noi è un fatto inaccettabile e gravissimo perché, nonostante abbiamo ormai superato da tempo il 2020, continuiamo ancora oggi a riscontrare casi come questo. Esiste un eccessivo controllo sui dispositivi di erogazione dell'insulina, quindi sui microinfusori, e questo accade non solo negli aeroporti internazionali ma, purtroppo, anche in quelli italiani», afferma Bertaggia.
Microinfusori trattati come oggetti sospetti
Uno dei principali problemi segnalati dall'associazione riguarda le procedure che scattano al passaggio dei controlli di sicurezza. «Il microinfusore, nonostante sia ormai un dispositivo conosciuto da tutti, viene spesso sottoposto a controlli antiesplosivo. Ci ritroviamo a essere controllati quasi come se fossimo portatori di qualcosa di sospetto, quando invece stiamo semplicemente utilizzando uno strumento necessario alla terapia».
Per FAND, il nodo non è rappresentato dalla necessità di garantire la sicurezza negli aeroporti, ma dalla scarsa conoscenza delle tecnologie utilizzate dalle persone con diabete. «Chi svolge i controlli sta facendo il proprio lavoro ed è giusto che lo faccia. Il problema nasce quando non si conoscono questi dispositivi e si innescano procedure che creano allarme e disagio senza una reale necessità».
Le conseguenze psicologiche per i più giovani
Secondo Bertaggia, l'aspetto più delicato della vicenda riguarda il coinvolgimento di un bambino. «Stiamo parlando di un minore e questo rende il caso ancora più grave. Un adulto può cercare di spiegare la situazione, dialogare e perfino fare educazione verso chi effettua il controllo. Un bambino, invece, vive tutto questo in maniera diversa. Non oso immaginare quale impatto psicologico possa avere avuto un'esperienza del genere». Una considerazione che richiama quanto già evidenziato dall'Intergruppo parlamentare, che ha parlato di possibili effetti sul piano dello stigma e della percezione della malattia da parte del piccolo paziente.
Per evitare il ripetersi di situazioni analoghe, FAND ha avviato da tempo un confronto con ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile). «Stiamo lavorando in collaborazione con ENAC e abbiamo instaurato un dialogo costruttivo. Il nostro obiettivo è riuscire a fare formazione al personale aeroportuale, perché il vero problema nasce quando le cose non si conoscono. Spiegare che cosa trasporta una persona con diabete e come funzionano questi dispositivi può contribuire a superare questo clima di controllo eccessivo». L'associazione ritiene che una maggiore preparazione degli operatori possa consentire di conciliare le esigenze di sicurezza con il rispetto dei diritti delle persone che convivono con una patologia cronica.
Viaggiare con il diabete senza ostacoli
Le criticità, osserva Bertaggia, non riguardano esclusivamente sensori glicemici e microinfusori. «Un semplice brick di succo di frutta, che per una persona con diabete rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare un'ipoglicemia, spesso viene sequestrato perché supera i limiti previsti per il trasporto dei liquidi».
Secondo la presidente, casi come questi mostrano la necessità di adottare procedure più aderenti alle esigenze delle persone con malattie croniche e di riconoscere alcuni prodotti come strumenti essenziali per la gestione della patologia. Per la Federazione, l'episodio di Londra deve rappresentare un'occasione per accelerare il percorso di sensibilizzazione degli operatori e dell'opinione pubblica. «Le persone con diabete affrontano ogni giorno la gestione della propria malattia e non dovrebbero essere costrette a vivere ulteriori ostacoli quando viaggiano. Situazioni come questa, nel 2026, sono inammissibili, inaccettabili e offensive, ancora di più se coinvolgono un bambino». Un appello che si aggiunge a quello già lanciato dall'Intergruppo parlamentare affinché episodi simili non contribuiscano ad alimentare discriminazione, stigma e disinformazione nei confronti delle persone con diabete di tipo 1.




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