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Obesità, è boom tra le under 35

Obesità

Per anni si è pensato che l'obesità fosse soprattutto un problema degli adulti. Oggi i numeri raccontano un'altra storia. I nuovi dati Istat, presentati all'Italian Barometer Obesity Forum, mostrano che il fenomeno riguarda sempre più le generazioni giovani. A preoccupare di più è l'aumento tra le donne under 35, mentre più di 1 minore su 4 ha già un peso eccessivo. Un segnale che allarma gli esperti non solo per la salute futura, ma anche per le possibili conseguenze sulla fertilità.

L’impennata tra le giovani donne

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Il numero che colpisce di più riguarda le donne tra i 18 e i 34 anni: in dieci anni l'obesità in questa fascia è quasi raddoppiata, passando dal 3,6% al 6,3% (+75%). Un aumento più rapido di quello registrato tra i coetanei uomini, saliti dal 4,6% al 6,2%. La tendenza continua anche più avanti: tra i 35 e i 44 anni si passa dall'8,5% al 10,3%, tra i 45 e i 54 anni dall'11,1% al 12,5%. Ma è tra le più giovani che l'aumento si concentra di più. Non è solo una questione di peso. L'obesità può avere effetti seri sulla salute riproduttiva delle donne. «La sua vera gravità risiede nella sua natura multisistemica, associandosi a un gran numero di importanti complicanze, come diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, apnea ostruttiva del sonno, osteoartrite e malattie cardiovascolari», spiega Paolo Sbraccia, presidente della IBDO Foundation e professore dell'Università di Roma Tor Vergata. Lo specialista aggiunge che «l'obesità triplica il rischio di infertilità femminile e aumenta le probabilità di aborto, riducendo le chance di concepimento con l'aumentare del BMI. Inoltre, l'eccesso di peso aggrava la sindrome ovarica poliendocrino-metabolica, una condizione che influisce sulla funzione riproduttiva e metabolica».

Bambini e adolescenti

Se la crescita tra le giovani adulte preoccupa, quella tra bambini e ragazzi lo è ancora di più. Nel biennio 2024-2025 più di un minore italiano su quattro, tra i 3 e i 17 anni, ha un peso eccessivo: il 26% in totale, che sale al 32,3% tra i bambini di 3-10 anni. Dietro questi numeri ci sono fattori che vanno oltre le scelte individuali. «I dati dimostrano una marcata componente familiare e un'importante influenza delle condizioni socioeconomiche e culturali della famiglia», osserva Roberta Crialesi, dirigente del Servizio Sanità, Salute e Assistenza dell'Istat. Il rischio cresce quando anche i genitori sono in sovrappeso, ma pesa molto anche il contesto sociale: le percentuali più alte si trovano nelle famiglie con meno risorse economiche e un livello di istruzione più basso.

Non una colpa, ma una malattia complessa

Uno dei messaggi centrali emersi dal Forum è che l'obesità non può essere letta come una semplice conseguenza di scelte sbagliate o di scarsa volontà personale. «L'obesità non è una scelta o una colpa individuale, ma una malattia complessa e multifattoriale radicata nella genetica e amplificata da stili di vita moderni e sedentari», ricorda Sbraccia. Gli esperti evidenziano come si tratti di una patologia cronica associata a numerose complicanze e che richiede percorsi di prevenzione, diagnosi e cura specifici, al pari di altre malattie croniche. 

Non si tratta quindi soltanto di una questione estetica o di stile di vita. L'obesità è oggi riconosciuta come una patologia cronica che può interessare diversi organi e apparati e aumentare il rischio di numerose malattie. E proprio per questo gli specialisti insistono sulla necessità di superare pregiudizi e sensi di colpa, favorendo invece diagnosi precoce, presa in carico e accesso alle cure.

La risposta delle istituzioni

Sul fronte delle politiche sanitarie, il 2026 ha segnato la svolta. L’Italia è infatti «è stata la prima nazione, durante questa legislatura, ad approvare una legge sull'obesità, riconoscendola come malattia cronica e recidivante», sottolinea Orazio Schillaci, ministro della Salute, ricordando che il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede interventi specifici per contrastare sovrappeso e obesità attraverso il coinvolgimento di sanità, scuola, sport, ambiente e comunicazione. Il ministro ha anche annunciato la firma del decreto che istituisce l'Osservatorio Nazionale sull'Obesità ed è in preparazione un Programma nazionale di prevenzione e cura, per dare alle Regioni indicazioni comuni su come applicare le nuove misure. L'obesità è stata inoltre inserita tra le patologie del Piano nazionale della cronicità.

Per Roberto Pella, presidente dell'Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e NCDs e primo firmatario della legge, questo riconoscimento normativo è solo l'inizio: porterà a campagne di prevenzione, più accesso alle cure e una vita migliore per chi convive con questa malattia. Anche Daniela Sbrollini, presidente dello stesso Intergruppo, sottolinea la necessità di investire su prevenzione, medicina territoriale, attività fisica, educazione alimentare e ricerca.

Una sfida che riguarda tutta la società

L'obesità coinvolge oggi oltre un miliardo di persone nel mondo e circa 6 milioni di adulti in Italia. Ma i nuovi dati mostrano che la sfida comincia sempre più presto, già durante l'infanzia e la prima età adulta, e «che va affrontata con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti», ha detto il ministro Schillaci. Un messaggio chiaro: la lotta all'obesità non riguarda solo la sanità, ma famiglie, scuola, istituzioni, ricerca e società civile. Intervenire prima significa dare alle nuove generazioni più salute e più futuro.

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