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Obesità, la legge resta a metà: mancano ancora i decreti attuativi

La Sicob chiede di rendere operative le misure approvate nel 2025. Ancora in attesa il riparto delle risorse alle Regioni e gli interventi sulla formazione
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Quasi un anno dopo l'approvazione della legge che ha riconosciuto l'obesità come malattia progressiva e recidivante, una parte delle misure previste resta ancora sulla carta. Mancano alcuni dei provvedimenti necessari per trasferire le risorse alle Regioni e avviare gli interventi sulla formazione degli operatori. Nel frattempo è stato definito l'assetto dell'Osservatorio per lo studio dell'obesità, ma resta aperto il problema della traduzione del riconoscimento legislativo in percorsi assistenziali concretamente accessibili sul territorio.

A chiedere un'accelerazione è la Società Italiana di Chirurgia dell'Obesità e delle Malattie Metaboliche (Sicob), in vista del congresso in programma a Pisa dal 17 al 19 settembre. "Auspichiamo si proceda rapidamente all'emanazione dei decreti attuativi e dei regolamenti di esecuzione della legge sull'obesità", afferma il presidente Maurizio De Luca.

I novanta giorni previsti dalla legge sono trascorsi

La legge 149 del 3 ottobre 2025 ha segnato un cambiamento importante nell'approccio alla patologia. Oltre a riconoscere l'obesità come malattia progressiva e recidivante, stabilisce il diritto dei pazienti ad accedere alle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza e prevede un programma nazionale dedicato alla prevenzione e alla cura.

Per finanziarlo sono stati inizialmente stanziati 700 mila euro per il 2025, 800 mila per il 2026 e 1,2 milioni annui dal 2027. La stessa legge stabilisce che le risorse siano distribuite alle Regioni attraverso un decreto del ministro della Salute, di concerto con il ministro dell'Economia e previa intesa in Conferenza Stato-Regioni.

Quel provvedimento avrebbe dovuto essere adottato entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge. Lo stesso termine era previsto per il decreto Salute-Università destinato a definire gli interventi per la formazione e l'aggiornamento sull'obesità di studenti, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e personale del Servizio sanitario nazionale. Per questa attività la legge ha previsto 400 mila euro l'anno.

Ancora il 3 agosto, un atto di sindacato ispettivo presentato al Senato segnalava la mancata adozione dei provvedimenti e chiedeva al ministero tempi e criteri per il riparto delle risorse. Già a luglio un'altra iniziativa parlamentare aveva denunciato il ritardo e il conseguente rischio di lasciare inutilizzati gli stanziamenti.

L'Osservatorio ha fatto il primo passo

Una delle previsioni della legge ha invece cominciato a trovare attuazione. Con il decreto del 19 giugno 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 28 luglio, il ministero della Salute ha definito la composizione dell'Osservatorio per lo studio dell'obesità (OSO).

L'organismo era stato istituito direttamente dalla legge e dovrà contribuire alla redazione del programma nazionale, verificare l'attuazione degli interventi da parte delle Regioni e svolgere attività di monitoraggio e studio. Il decreto sulla sua composizione rappresenta quindi un primo passaggio operativo, arrivato comunque oltre il termine di tre mesi originariamente previsto dalla legge. Resta però da verificare la piena operatività dell'Osservatorio. All'inizio di agosto, pochi giorni dopo la pubblicazione del decreto, in Parlamento veniva ancora indicato come non operativo.

Per i medici il riconoscimento non basta

È soprattutto sul terreno dell'assistenza che emerge la distanza fra il principio introdotto dalla legge e la sua applicazione. Il provvedimento del 2025 riconosce ai pazienti con obesità l'accesso alle prestazioni contenute nei LEA. Ma il riconoscimento della patologia non produce, da solo, una rete uniforme di presa in carico. Ad agosto è stato segnalato in Senato anche un disallineamento tra il Piano nazionale della cronicità, nel quale l'obesità è stata inserita, e l'aggiornamento dei LEA, con conseguenze sull'accesso concreto alle prestazioni e alla visita specialistica.

È questo il passaggio che interessa più direttamente chi lavora sul territorio. La legge indica prevenzione, diagnosi, cura e formazione come parti di una strategia nazionale. Senza il riparto delle risorse e la definizione degli interventi formativi, però, il riconoscimento dell'obesità come malattia non si traduce ancora automaticamente in un percorso assistenziale omogeneo per il medico e per il paziente.

"Solo attraverso una rapida attuazione sarà possibile tradurre questo riconoscimento normativo in un reale beneficio per le persone che convivono con l'obesità", sottolinea De Luca. A quasi un anno dall'approvazione, dunque, la questione non è più riconoscere l'obesità come patologia. È trasformare quel riconoscimento in organizzazione, formazione, risorse e possibilità concrete di presa in carico nel Servizio sanitario nazionale.

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