
Un software può essere aggiornato in pochi mesi. Le regole professionali, organizzative e contrattuali richiedono invece un confronto più complesso. È questa una delle questioni meno visibili, ma più rilevanti, sollevate dall’ingresso dell’intelligenza artificiale nella medicina generale. Se gli algoritmi diventeranno parte dei processi ordinari, non cambieranno soltanto gli strumenti utilizzati dal medico. Potrebbero modificare l’organizzazione dello studio, il rapporto con i cittadini e la distribuzione delle responsabilità.
Una relazione con il paziente già trasformata
La medicina generale ha già dimostrato di saper cambiare rapidamente. Durante la pandemia si sono diffusi messaggi, canali digitali e nuove modalità di contatto, superando un modello basato quasi esclusivamente sulla presenza fisica. Secondo Nicola Calabrese, questa evoluzione mostra la capacità della medicina generale di adattare la relazione con i cittadini. L’IA potrebbe rappresentare un ulteriore passaggio, più profondo perché destinato a intervenire non soltanto nella comunicazione, ma anche nei sistemi organizzativi e assistenziali.
I gestionali non resteranno uguali
Per integrare nuove funzioni, i software utilizzati negli studi dovranno evolvere. L’obiettivo sarà portare l’intelligenza artificiale dentro gli strumenti quotidiani, anziché mantenerla come applicazione separata e marginale. Questa integrazione solleva però una domanda: quando un sistema utilizza informazioni cliniche, propone un’indicazione o orienta un processo, dove termina il supporto tecnologico e dove comincia la responsabilità professionale?
Il possibile confronto nell’ACN
Secondo Calabrese, l’IA è destinata a diventare anche un tema contrattuale, sebbene non sia ancora certo che il prossimo Accordo collettivo nazionale della medicina generale possa affrontarlo già in modo dettagliato. Il confronto dovrà tenere conto anche di altre priorità organizzative, comprese le Case di Comunità. Non sarà sufficiente citare genericamente l’innovazione. Occorrerà definire responsabilità, limiti operativi, diritti dei cittadini e modalità di impiego, mantenendo al medico l’ultima decisione prevista dal quadro attuale.




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