
I problemi che mettono a rischio cuore, reni e metabolismo potrebbero iniziare molto prima di quanto si pensi. Non durante l'età adulta, ma già nell'infanzia. Un nuovo studio internazionale pubblicato su Nature Metabolism ha infatti individuato nel sangue di bambini di appena 8 anni alcuni segnali biologici associati a un maggior rischio di sviluppare in futuro obesità, diabete, malattia renale e patologie cardiovascolari.
Una condizione che coinvolge più organi
I ricercatori si sono concentrati sulla cosiddetta sindrome cardio-nefro-metabolica, una condizione in cui obesità, diabete, malattie renali e cardiovascolari si influenzano reciprocamente, alimentando un circolo vizioso che aumenta il rischio di complicanze nel corso della vita. Secondo gli autori, i primi cambiamenti che portano a questa condizione possono comparire molto presto, ben prima dei 20 anni. Per questo motivo intervenire soltanto nell'età adulta potrebbe significare perdere un’importante occasione di prevenzione.
Sei marcatori che raccontano il futuro della salute
Per individuare segnali precoci della malattia, gli studiosi hanno analizzato il sangue di 273 bambini. L'indagine ha permesso di identificare sei specifiche "firme proteiche" associate al rischio di sviluppare malattie cardiometaboliche negli anni successivi. Questi marcatori riguardano diversi processi fondamentali dell'organismo: la salute delle cellule beta del pancreas, che producono insulina, la sensibilità all'insulina stessa, il funzionamento del fegato, l'infiammazione e il metabolismo del colesterolo.
La conferma arrivata dagli adulti
Le stesse firme biologiche sono state poi ritrovate in 685 adulti considerati ad alto rischio. Un'ulteriore verifica condotta su più di 28 mila persone ha mostrato che chi presentava questi profili proteici aveva una probabilità più elevata di andare incontro a infarto e ad altri problemi cardiometabolici. I risultati suggeriscono quindi che alcune alterazioni osservabili già durante l'infanzia possano accompagnare il percorso verso le malattie cardiometaboliche per molti anni.
Nuove prospettive per la prevenzione
La ricerca offre anche un possibile motivo di ottimismo. Gli studiosi hanno osservato che alcuni farmaci utilizzati contro il diabete e l'obesità, appartenenti alla classe degli agonisti del GLP-1, agiscono proprio sui meccanismi biologici coinvolti nel rischio cardiometabolico. Serviranno ulteriori studi per capire se questi effetti si traducano in benefici concreti sulla salute, ma la prospettiva è considerata promettente. «Questo rende la condizione di rischio modificabile, anziché un destino segnato – sottolinea Kari North, ricercatrice e coautrice dello studio – L'infanzia è il momento in cui dobbiamo davvero iniziare a intervenire, perché è reversibile».
La disponibilità di indicatori precoci potrebbe consentire in futuro di individuare i bambini più vulnerabili prima della comparsa dei sintomi e di intervenire con programmi personalizzati su alimentazione, attività fisica e controllo del peso. Oggi, sottolineano i ricercatori, mancano infatti strumenti semplici per riconoscere la malattia nelle sue fasi iniziali ma lo studio rafforza un messaggio di prevenzione cardiovascolare: proteggere il cuore non è una questione che riguarda solo gli adulti. La salute cardiometabolica si costruisce fin dai primi anni di vita.




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