
Per anni gli scienziati si sono chiesti se il Covid-19 potesse aumentare il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1. Ora un nuovo studio presentato al congresso dell'European Association for the Study of Diabetes (EASD) suggerisce uno scenario diverso: nelle persone sotto i 30 anni l'infezione da SARS-CoV-2 è risultata associata a un rischio più basso, e non più alto, di sviluppare la malattia.
La scoperta
Lo studio, condotto in Danimarca, ha coinvolto 2.115 giovani con diagnosi di diabete di tipo 1 tra il 2020 e il 2023, confrontati con oltre 10 mila coetanei senza diabete. Analizzando i dati, gli studiosi hanno osservato che l'infezione da SARS-CoV-2 era associata a una riduzione del 16% del rischio di sviluppare successivamente il diabete di tipo 1 nell'intero periodo di osservazione. L'effetto è apparso particolarmente evidente nei mesi immediatamente successivi all'infezione: tra 31 e 180 giorni dopo il Covid si è registrata una riduzione del rischio del 42%.
L’ipotesi
Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule del pancreas che producono insulina. Secondo gli autori, alcune infezioni virali potrebbero attivare meccanismi di regolazione immunitaria capaci di limitare temporaneamente queste reazioni autoimmuni. In pratica, il sistema immunitario riceverebbe una sorta di segnale di equilibrio che riduce il rischio di attaccare l'organismo stesso. Si tratta però di un'ipotesi biologica che richiederà ulteriori conferme.
Il ruolo della vaccinazione
Un altro dato emerso dalla ricerca riguarda lo stato vaccinale. La riduzione del rischio è stata osservata principalmente tra i soggetti non vaccinati che avevano contratto il Covid, nei quali il rischio di sviluppare il diabete di tipo 1 risultava inferiore del 24% rispetto ai non vaccinati che non avevano avuto l'infezione. Tra le persone vaccinate, invece, i risultati non hanno mostrato differenze statisticamente significative. I ricercatori sottolineano però che si tratta di dati osservazionali e che non consentono di stabilire un rapporto di causa-effetto.
Differenze di genere
Analizzando la popolazione complessiva, l'associazione è risultata statisticamente significativa soprattutto nelle donne, con una riduzione del rischio del 26%. Negli uomini la diminuzione osservata non ha raggiunto la significatività statistica. Non sono invece emerse differenze rilevanti tra bambini e giovani adulti.
Un risultato che invita alla prudenza
«L'infezione da SARS-CoV-2 è risultata associata a un minor rischio di sviluppare diabete di tipo 1 nei soggetti danesi sotto i 30 anni», spiegano Carl Villaro Nolsøe e la dottoressa Runa Mortansdottir Nolsöe del North Zealand Hospital di Hillerod, in Danimarca. Gli stessi autori ricordano che la letteratura scientifica finora ha prodotto risultati contrastanti. Alcuni studi avevano suggerito un possibile aumento del rischio, mentre molti altri non avevano trovato alcuna associazione. Per questo motivo saranno necessari ulteriori lavori in altri Paesi per confermare o smentire definitivamente questi risultati. Per i pazienti il messaggio più importante resta quindi quello della cautela: lo studio non dimostra che il Covid protegga dal diabete di tipo 1, ma contribuisce a chiarire una relazione biologica che continua a essere oggetto di ricerca.




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