
La pandemia ha evidenziato le vulnerabilità dei sistemi sanitari e le disparità nell’accesso a vaccini, medicinali, diagnostici e altre risorse essenziali. Secondo i dati richiamati dall’OMS, la COVID-19 è stata associata a oltre 20 milioni di morti in eccesso tra il 2020 e il 2023 e a perdite superiori a 10 trilioni di dollari per l’economia globale.
Nel corso dell’incontro è stato quindi sottolineato come la preparazione debba essere considerata un processo continuo, sostenuto da investimenti e capacità operative anche nei periodi lontani dalle emergenze.
Negli ultimi tre anni sono stati compiuti alcuni passi in questa direzione, tra cui l’adozione dell’Accordo pandemico dell’OMS e le modifiche al Regolamento sanitario internazionale (2005). Sono inoltre state rafforzate infrastrutture e reti dedicate alla sorveglianza delle minacce epidemiche, alla condivisione degli agenti patogeni e alla produzione locale di vaccini, terapie e strumenti diagnostici.
PABS, il nodo della condivisione di patogeni e benefici
Tra gli elementi ancora da completare figura l’allegato all’Accordo pandemico relativo al Pathogen Access and Benefit-Sharing (PABS), attualmente oggetto di negoziato tra gli Stati membri dell’OMS.
Il sistema dovrebbe consentire una condivisione tempestiva degli agenti patogeni con potenziale pandemico e, parallelamente, dei benefici derivanti dal loro utilizzo. L’obiettivo è favorire ricerca e sviluppo e rendere più rapido ed equo l’accesso ai prodotti sanitari ottenuti a partire da tali risorse biologiche.
L’adozione dell’allegato è prevista in occasione della prossima Assemblea mondiale della sanità, nel maggio 2027, passaggio necessario per consentire agli Stati membri di avviare le procedure nazionali di ratifica dell’Accordo pandemico.
One Health e sistemi sanitari resilienti
La dichiarazione approvata a New York ha inoltre ribadito che la sicurezza sanitaria non può essere costruita esclusivamente all’interno dei confini nazionali. Le minacce epidemiche, per loro natura transfrontaliere, richiedono cooperazione internazionale e capacità condivise.
In questa prospettiva assume rilievo l’approccio One Health, che considera le interconnessioni tra salute umana, animale e ambiente. La prevenzione di una pandemia, infatti, deve iniziare prima della comparsa di un focolaio, attraverso sorveglianza, identificazione precoce dei rischi e rafforzamento delle capacità locali e nazionali.
La riunione ONU ha infine indicato nella continuità dell’impegno politico e finanziario uno degli elementi determinanti. Prepararsi alle pandemie non significa quindi intervenire soltanto durante una crisi, ma mantenere attivi nel tempo sistemi di allerta, infrastrutture sanitarie, competenze e meccanismi di collaborazione internazionale. Un modello nel quale prevenzione, equità nell’accesso e resilienza diventano componenti permanenti della sicurezza sanitaria globale.




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