
La posizione italiana sulla cooperazione internazionale contro le future pandemie torna al centro del confronto. La Fnomceo chiede al Governo di chiarire le ragioni dell'astensione dell'Italia sulla dichiarazione politica delle Nazioni Unite dedicata alla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie e, soprattutto, quale posizione Roma intenda assumere quando il documento arriverà all'Assemblea generale.
"Chiediamo al Governo di chiarire le ragioni della sua scelta e quale posizione intenda assumere quando il testo sarà presentato all'Assemblea generale", afferma Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici.
La dichiarazione è stata discussa il 25 settembre a New York durante il secondo High-Level Meeting dell'Onu sulla Pandemic Prevention, Preparedness and Response. L'obiettivo indicato dalle Nazioni Unite è rafforzare la cooperazione internazionale sulla base dei principi di equità e solidarietà, mantenendo alta l'attenzione politica e gli investimenti anche negli intervalli tra un'emergenza sanitaria e l'altra.
Un impegno politico, non un trattato vincolante
La natura del documento è importante per comprendere anche la richiesta della Fnomceo. Non si tratta di un trattato che trasferisce competenze sanitarie nazionali alle Nazioni Unite, ma di una dichiarazione politica destinata a indicare impegni comuni sulla capacità di prevenire, individuare e affrontare future emergenze sanitarie.
Tra le priorità indicate nel confronto internazionale figurano il rafforzamento dei sistemi sanitari e della sorveglianza, gli investimenti di lungo periodo, la capacità di risposta nazionale e locale e un accesso più equo a vaccini, medicinali, diagnostica e altre contromisure sanitarie.
È su quest'ultimo aspetto che insiste anche Anelli. "Il Covid ci ha insegnato che un virus può attraversare le frontiere in pochi giorni, mentre i vaccini possono impiegare molti mesi per raggiungere i Paesi più poveri", osserva il presidente Fnomceo.
Per la Federazione, tutela della proprietà intellettuale, ricerca e innovazione devono quindi accompagnarsi ad accordi capaci di favorire la condivisione delle informazioni scientifiche, una produzione più diffusa e un accesso equo agli strumenti necessari durante un'emergenza.
Il precedente del Pandemic Agreement
La posizione italiana assume un significato ulteriore alla luce di quanto accaduto nel maggio 2025. Anche allora l'Italia figurò tra gli 11 Paesi che si astennero nella votazione sul Pandemic Agreement dell'Organizzazione mondiale della sanità, approvato con 124 voti favorevoli e nessun contrario.
In quell'occasione il Ministero della Salute spiegò che l'astensione intendeva riaffermare la sovranità degli Stati nella gestione della salute pubblica. Lo stesso accordo, tuttavia, contiene garanzie sull'autonomia nazionale e non attribuisce all'Oms il potere di imporre agli Stati vaccinazioni, lockdown, restrizioni ai viaggi o altre misure sanitarie.
Il Pandemic Agreement e la dichiarazione Onu del 2026 sono due atti differenti. Il primo è un accordo internazionale adottato nell'ambito dell’Oms. Il secondo è una dichiarazione politica delle Nazioni Unite. Ma entrambi appartengono allo stesso processo internazionale avviato dopo il Covid per rafforzare la capacità di risposta alle future emergenze sanitarie. Il vertice Onu di settembre è stato convocato proprio per verificare i progressi compiuti dal precedente incontro del 2023, anche alla luce dell'adozione del Pandemic Agreement.
Anelli: "Il segnale politico conta"
È proprio sulla dimensione politica della scelta che si concentra la Fnomceo. La dichiarazione, riconosce Anelli, "non è vincolante, ma il segnale politico conta". Per il presidente degli Ordini dei medici, l'esperienza della pandemia ha mostrato quanto una risposta esclusivamente nazionale sia insufficiente di fronte a un agente infettivo capace di diffondersi rapidamente tra Paesi e continenti.
Da qui la richiesta rivolta al Governo: chiarire la posizione italiana prima del passaggio successivo alle Nazioni Unite e contribuire alla costruzione di un'intesa internazionale. "Prepararsi a una pandemia - conclude Anelli - significa rafforzare i sistemi sanitari e proteggere le persone ovunque vivano".
La questione supera quindi il contenuto della singola dichiarazione. Dopo l'astensione italiana sul Pandemic Agreement del 2025, la posizione assunta sul nuovo documento Onu riapre il tema del ruolo che l'Italia intende giocare nel sistema internazionale di preparazione alle prossime emergenze sanitarie.




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