
Nuovi target terapeutici risposte cliniche sempre più robuste e risultati che in alcuni casi si mantengono anche dopo la sospensione della terapia. Sono alcuni dei messaggi emersi dalle sessioni Late Breaking News del congresso della European Academy of Dermatology and Venereology (EADV), dove sono stati presentati studi clinici su trattamenti innovativi per diverse patologie dermatologiche infiammatorie e immunomediate, spesso caratterizzate da poche opzioni terapeutiche efficaci.
Idrosadenite suppurativa, risultati incoraggianti dall’inibizione di TL1A
Tra le novità più rilevanti figura tulisokibart, farmaco che agisce attraverso l'inibizione di TL1A, valutato per la prima volta nell'idrosadenite suppurativa moderata-severa. La sperimentazione di fase 2b, presentata dalla professoressa Alexa Kimball, dermatologa della Harvard Medical School di Boston, ha mostrato che dopo 16 settimane il raggiungimento dell'endpoint HiSCR50 è stato ottenuto dal 72% dei pazienti trattati con il dosaggio più alto e dal 64% di quelli trattati con il dosaggio intermedio, contro il 35% del gruppo placebo.
«Questo trattamento si colloca nella fascia più alta di efficacia che stiamo osservando tra i farmaci per l'idradenite suppurativa», ha affermato Kimball. I dati hanno inoltre evidenziato una buona tollerabilità del trattamento, mentre sono già in corso le attività preparatorie per gli studi di fase 3.
Prurigo nodulare, il controllo del prurito migliora nel tempo
Risultati significativi sono emersi anche per oturkibart, anticorpo diretto contro IL-4Rα, studiato nel prurigo nodulare. Il professor Jianzhong Zhang, dermatologo dell'Università di Pechino, ha presentato i dati a 52 settimane dello studio di fase 3. Dopo 24 settimane, quasi tre quarti dei pazienti hanno ottenuto una riduzione clinicamente significativa del prurito, contro meno di un terzo dei soggetti trattati con placebo. L'efficacia è continuata a crescere durante il trattamento in aperto, fino a raggiungere oltre il 95% dei pazienti alla settimana 52.
Alopecia areata, la ricrescita dei capelli persiste anche dopo lo stop
Un'altra ricerca particolarmente seguita ha riguardato bempikibart, anticorpo anti-IL-7Rα sviluppato per l'alopecia areata severa. Nello studio SIGNAL-AA Part B, illustrato dal dottor Arash Mostaghimi, dermatologo e ricercatore del Brigham and Women's Hospital di Boston, il 40% dei pazienti ha raggiunto una ricrescita significativa dei capelli entro 36 settimane. L'aspetto più interessante riguarda però la durata della risposta: in un sottogruppo di pazienti che ha sospeso il trattamento, il beneficio si è mantenuto per almeno 16 settimane e in alcuni casi ha continuato persino a migliorare. «Uno degli aspetti comuni ai JAK inibitori è che, una volta interrotta la terapia, la maggior parte dei pazienti tende a perdere nuovamente i capelli», ha osservato l’esperto sottolineando così il potenziale interesse del nuovo approccio terapeutico.
Sarcoidosi cutanea, possibile svolta con l'inibitore TYK2/JAK1
Dati positivi sono stati presentati anche per brepocitinib, inibitore orale di TYK2/JAK1, valutato nella sarcoidosi cutanea attiva. Il dottor Aaron Mangold, dermatologo di Scottsdale, negli Stati Uniti, ha illustrato i risultati dello studio BEACON, nel quale i pazienti trattati hanno mostrato una marcata riduzione dell'attività della malattia rispetto al placebo. Con il dosaggio più elevato, circa sette pazienti su dieci hanno raggiunto una condizione di malattia minima o assente secondo le valutazioni dei clinici.
Lupus discoide, conferme per il ruolo delle cellule dendritiche plasmacitoidi
Nelle forme refrattarie di lupus eritematoso discoide, il trattamento sperimentale daxdilimab ha prodotto miglioramenti significativi dell'attività di malattia. A presentare i risultati dello studio di fase 2 è stata la professoressa Victoria Werth, docente di Dermatologia presso la Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania. I benefici clinici sono emersi già dopo quattro settimane, con un numero superiore di pazienti che ha raggiunto le principali soglie di risposta rispetto al placebo. Secondo Werth, i risultati «supportano il ruolo delle cellule dendritiche plasmacitoidi nella patogenesi del lupus discoide», offrendo nuove indicazioni sui meccanismi biologici responsabili della malattia.
Immunoterapia locale contro il carcinoma basocellulare
Tra le strategie più innovative presentate al congresso figura anche BO-112, un'immunoterapia intralesionale sperimentata nel carcinoma basocellulare resecabile. La professoressa Maria Teresa Fernández-Figueras, patologa e ricercatrice dell'Università di Barcellona, ha mostrato i risultati dello studio SPOTLIGHT-204, che ha raggiunto il proprio endpoint principale in oltre il 60% dei pazienti. Particolarmente interessanti i dati nelle lesioni ad alto rischio localizzate al volto e al distretto testa-collo, dove molti pazienti hanno ottenuto una completa scomparsa delle evidenze cliniche e patologiche del tumore senza eventi avversi gravi.
Verso cure su misura
Nel complesso, gli studi presentati all'EADV indicano una tendenza sempre più marcata verso la medicina di precisione in dermatologia. L'identificazione di nuovi bersagli biologici e lo sviluppo di terapie mirate stanno ampliando le possibilità di trattamento per patologie croniche e spesso difficili da controllare, con l'obiettivo di ottenere risposte più profonde, durature e personalizzate.




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