
Al centro del confronto, i risultati del progetto RADAR-Psoriasi, che evidenziano un divario nell’accesso alle esenzioni e ai percorsi assistenziali. Secondo i dati presentati, in Italia circa 1,4 milioni di persone convivono con la malattia, ma soltanto il 9% beneficia del codice 045, attualmente riconosciuto per alcune forme rare e gravi, oltre che per l’artrite psoriasica.
La psoriasi è una patologia infiammatoria cronica, recidivante e non contagiosa, caratterizzata da manifestazioni cutanee che possono compromettere significativamente la qualità della vita. La sua complessità è legata anche alla presenza di comorbidità, tra cui condizioni autoimmuni, cardiometaboliche, renali, epatiche, infettive e oncologiche.
L’analisi real-world, promossa da APIAFCO e realizzata da CliCon su dati amministrativi di ASL italiane relativi a circa sei milioni di assistibili, ha rilevato un’incidenza annua di 179,4 nuovi casi per 100mila abitanti. Secondo i dati illustrati, la patologia si associa inoltre a un rischio di mortalità 1,1 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Tra i pazienti senza esenzione, il 3% risulta trattato con farmaci biologici e il 7% con terapie sistemiche non biologiche. Il quadro evidenzia, secondo i promotori, la presenza di circa 137mila pazienti trattati con farmaci sistemici, inclusi biologici, senza beneficiare dell’esenzione.
APIAFCO propone di ampliare il perimetro dell’esenzione per includere le forme moderate-gravi, con un impatto economico stimato tra 6,3 e 9,9 milioni di euro l’anno. L’obiettivo è ridurre gli oneri sostenuti direttamente dai pazienti per gli esami necessari all’accesso e al monitoraggio delle cure.
Le associazioni e le società scientifiche chiedono quindi un aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), affinché le tutele siano maggiormente correlate alla severità della malattia e ai bisogni assistenziali.
Nel corso dell’incontro è stata richiamata anche la necessità di inserire la psoriasi nella programmazione nazionale della cronicità, rafforzando l’organizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici e il monitoraggio specialistico.
Il Ministero della Salute ha annunciato l’istituzione, il 20 ottobre, di un gruppo di lavoro tecnico incaricato di valutare l’inserimento della patologia nel Piano Nazionale della Cronicità. Il gruppo dovrà analizzare le evidenze disponibili e individuare modelli assistenziali coerenti con appropriatezza ed equità.
La richiesta condivisa dai rappresentanti dei pazienti, delle società scientifiche e delle istituzioni è dunque quella di utilizzare i dati real-world per orientare le decisioni, ridurre le disparità territoriali e garantire una maggiore uniformità nell’accesso alle cure.




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