
Cinque richieste alle istituzioni per rafforzare la reumatologia nel Servizio sanitario nazionale, migliorare l'accesso alle cure e superare le differenze territoriali. A formularle è la Società Italiana di Reumatologia (SIR) nel suo Libro bianco della reumatologia italiana, che individua le principali criticità organizzative e le priorità per la programmazione sanitaria.
Il documento richiama innanzitutto le dimensioni del problema: oltre 10 milioni di persone in Italia sono interessate da malattie reumatologiche, mentre circa 734.000 convivono con forme gravi e disabilitanti. Patologie che incidono non soltanto sulla salute, ma anche sulla capacità lavorativa, sull'autonomia personale e sulla spesa sanitaria e previdenziale.
Secondo la SIR, i progressi diagnostici e terapeutici degli ultimi decenni hanno reso possibile modificare il decorso di numerose malattie, ma persistono disomogeneità nell'accesso agli specialisti, alle strutture assistenziali e ai trattamenti. Da qui la necessità di interventi coordinati a livello nazionale e regionale.
Più reumatologi, strutture dedicate e percorsi omogenei
La prima richiesta riguarda la programmazione del fabbisogno di specialisti reumatologi, con un progressivo rafforzamento della loro presenza sul territorio e una distribuzione delle strutture coerente con le esigenze della popolazione.
La seconda punta al potenziamento della rete assistenziale, attraverso un numero adeguato di Unità operative di Reumatologia, dotate di personale, risorse organizzative e posti letto dedicati ai pazienti con maggiore complessità clinica.
Il terzo intervento proposto riguarda la realizzazione di reti reumatologiche regionali e percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) condivisi a livello nazionale. L'obiettivo è garantire standard assistenziali più omogenei e organizzare l'invio dei casi complessi dalle strutture territoriali ai centri di riferimento, riducendo le disuguaglianze nell'accesso alla diagnosi e alle cure.
Farmaci innovativi e formazione universitaria
La quarta richiesta interessa direttamente l'accesso alle terapie. La SIR sollecita la possibilità, per tutti gli specialisti reumatologi, di prescrivere farmaci biologici e altre terapie mirate secondo criteri di appropriatezza clinica, indipendentemente dalla Regione e dal contesto assistenziale in cui operano.
Si tratta di una proposta che investe l'organizzazione della prescrizione e della presa in carico, in un settore nel quale la disponibilità di trattamenti efficaci non coincide necessariamente con un accesso uniforme sul territorio nazionale.
La quinta richiesta riguarda infine il rafforzamento della reumatologia nel sistema universitario. La società scientifica chiede un'adeguata rappresentanza accademica della disciplina, con particolare riferimento alla presenza di professori ordinari nelle sedi universitarie e a una formazione omogenea degli studenti dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia.
Il costo sanitario e sociale delle malattie reumatologiche
A sostegno delle richieste, il Libro bianco richiama anche l'impatto economico delle patologie. Per artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondiloartrite radiografica, il documento riporta una stima di oltre 23 milioni di giornate lavorative perse ogni anno e una spesa complessiva superiore a 4 miliardi di euro annui, considerando costi diretti e indiretti.
La SIR sottolinea inoltre che la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo possono limitare il danno articolare e d'organo, prevenire la disabilità e preservare la capacità lavorativa. Il ritardo nell'accesso allo specialista rappresenta quindi una criticità non soltanto clinica, ma anche organizzativa ed economica.
Le cinque richieste delineano una proposta di rafforzamento della disciplina che coinvolge programmazione del personale, organizzazione ospedaliera e territoriale, accesso ai farmaci e formazione dei futuri medici. L'obiettivo indicato dalla SIR è rendere più omogenea l'assistenza reumatologica, superando le differenze regionali e favorendo una presa in carico tempestiva dei pazienti.




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