
Una febbre comparsa al rientro da un viaggio può rappresentare un segnale da inquadrare anche alla luce delle arbovirosi, infezioni virali trasmesse da vettori artropodi, in particolare zanzare. Nel monitoraggio nazionale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dengue, chikungunya e infezione da virus Zika mantengono una marcata componente associata ad esposizioni fuori dall’Italia.
Al 13 ottobre 2026, l’ISS ha registrato 357 casi confermati di dengue: 70 autoctoni e 287 correlati a viaggi internazionali. Tra questi ultimi, le Maldive costituiscono il luogo di esposizione indicato nel 52% delle segnalazioni. Non sono stati notificati decessi.
Il quadro è analogo per la chikungunya: su 30 casi confermati, 29 erano associati a viaggi e uno era autoctono. Le Seychelles risultavano il Paese di esposizione nel 34% dei casi importati; anche in questo gruppo non sono stati segnalati decessi. I quattro casi di infezione da virus Zika notificati nel 2026 erano tutti associati a viaggi all’estero.
I dati mostrano un’evoluzione rispetto alla prima metà dell’anno. A fine giugno, l’ISS aveva rilevato 169 diagnosi di dengue, 13 di chikungunya e 3 di Zika, tutte attribuite ad esposizioni internazionali. L’identificazione successiva di casi autoctoni di dengue ha portato al passaggio a una diffusione settimanale degli aggiornamenti epidemiologici.
Per operatori sanitari e farmacie territoriali, il dato rafforza la rilevanza dell’anamnesi di viaggio davanti a una sindrome febbrile, soprattutto quando accompagnata da manifestazioni compatibili con infezioni arbovirali. Il valore della diagnosi tempestiva non riguarda soltanto la presa in carico individuale: la rapida intercettazione dei casi consente di attivare le misure di sanità pubblica e di limitare il rischio di trasmissione locale dove siano presenti vettori competenti.
L’esperienza italiana del 2024, analizzata in uno studio coordinato dall’ISS, evidenzia come la diffusione della dengue possa rimanere circoscritta a poche centinaia di metri. La combinazione tra individuazione precoce, contenimento delle popolazioni di zanzare e informazione alla popolazione può ridurre in modo rilevante la circolazione del virus.
Nel frattempo, prosegue anche la sorveglianza integrata di West Nile virus e Usutu virus. Al 19 agosto 2026, erano stati confermati 312 casi di infezione da West Nile virus in Italia, inclusi 115 casi febbrili e 156 forme neuroinvasive; il virus circolava in 16 regioni.




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