
Le basse dosi di dietilamide dell’acido lisergico (LSD) potrebbero avere effetti differenti sulle prestazioni cognitive in funzione del sesso. È quanto emerge da un’analisi condotta da Iva Totomanova e colleghi dell’Università di Maastricht, nei Paesi Bassi, presentata al congresso ECNP di Monaco di Baviera. La ricerca ha esaminato le capacità attentive dopo la somministrazione di una microdose della sostanza psichedelica, rilevando risultati favorevoli nelle partecipanti di sesso femminile rispetto al placebo.
I ricercatori hanno rianalizzato i dati di uno studio precedente, concentrandosi su 48 adulti sani. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha ricevuto 15 microgrammi di LSD in quattro somministrazioni nell’arco di due settimane, mentre l’altro ha assunto un placebo. Lo studio era condotto in doppio cieco, senza che partecipanti e ricercatori conoscessero l’assegnazione dei trattamenti.
Le prestazioni sono state valutate attraverso test neuropsicologici effettuati all’inizio dello studio, dopo la prima e la quarta somministrazione e durante un controllo a una settimana dall’ultima dose. Le prove comprendevano misurazioni dell’attenzione sostenuta, dell’elaborazione delle informazioni e della memoria di lavoro.
Nel test di attenzione della durata di dieci minuti, le donne che avevano ricevuto LSD hanno mostrato tempi di reazione mediamente più rapidi dell’8% rispetto a quelle trattate con placebo, oltre a un numero inferiore di cali attentivi. Negli uomini, invece, non è stato osservato un effetto comparabile sui tempi di risposta.
Il microdosaggio consiste nell’assunzione di quantità ridotte di sostanze psichedeliche, generalmente inferiori a quelle associate a un’esperienza psichedelica completa. I sostenitori riferiscono possibili benefici sulla concentrazione e sull’umore, ma gli studi controllati disponibili hanno prodotto risultati non uniformi.
La nuova analisi si inserisce in un filone di ricerca che indaga le differenze individuali nella risposta agli psichedelici. Precedenti studi citati dagli autori avevano già suggerito una maggiore sensibilità delle donne agli effetti soggettivi dell’LSD.
I risultati attuali, tuttavia, non dimostrano un miglioramento generalizzato delle funzioni cognitive né consentono di stabilire se gli effetti osservati si traducano in vantaggi nella vita quotidiana. Il campione limitato e la natura preliminare dell’analisi rendono necessari studi più ampi per confermare le differenze tra uomini e donne, chiarire i meccanismi coinvolti e valutare la durata degli eventuali benefici.
La ricerca offre quindi nuovi elementi per comprendere l’interazione tra psichedelici e processi cognitivi, ma non costituisce una prova sufficiente per raccomandare il microdosaggio a fini cognitivi o terapeutici.




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