
La ricerca ha coinvolto 193 adulti con disturbo depressivo maggiore da moderato a grave, che non avevano risposto adeguatamente da due a cinque trattamenti antidepressivi durante l’episodio in corso. Lo studio, condotto in 38 centri in Australia, Europa e Stati Uniti tra settembre 2023 e aprile 2025, ha confrontato una singola dose intranasale da 8 mg o 12 mg con un comparatore a basso dosaggio, pari a 0,3 mg. Tutti i partecipanti hanno ricevuto anche un supporto psicologico standardizzato.
L’esito primario era la variazione, al giorno 29, del punteggio alla scala MADRS, utilizzata per misurare la gravità della depressione. Nel gruppo trattato con 12 mg, il punteggio medio si è ridotto di 11,1 punti, rispetto ai 5,5 punti registrati con il comparatore. La differenza tra i gruppi è risultata statisticamente significativa, pari a 5,3 punti a favore della dose più elevata (IC 95%: da -8,9 a -1,8; P=0,003).
Anche il dosaggio da 8 mg ha mostrato un beneficio significativo rispetto al comparatore. La riduzione dei sintomi è risultata evidente già nelle prime fasi successive alla somministrazione e si è mantenuta durante il follow-up di otto settimane.
Al giorno 29, la risposta al trattamento, definita come una riduzione di almeno il 50% del punteggio MADRS, è stata osservata in circa il 35% dei pazienti trattati con 8 o 12 mg, contro il 12% del gruppo di confronto. La remissione, definita da un punteggio MADRS pari o inferiore a 10, è stata raggiunta rispettivamente dal 26%, dal 18% e dall’8% dei partecipanti.
Gli eventi avversi sono stati segnalati nel 76,1% dei partecipanti trattati con 8 mg, nell’84,9% di quelli che hanno ricevuto 12 mg e nel 73% del gruppo di confronto. Quasi tutti gli eventi registrati sono stati di intensità lieve o moderata. Tra i più frequenti figuravano cefalea, nausea e dolore nel sito di somministrazione. Con il dosaggio da 12 mg sono stati inoltre osservati più spesso alcuni effetti, tra cui ansia e nausea.
La maggior parte dei partecipanti è stata giudicata pronta per la dimissione entro due ore dalla somministrazione: l’85% nel gruppo da 8 mg e il 78% in quello da 12 mg. La breve durata degli effetti psichedelici acuti potrebbe quindi ridurre l’impegno organizzativo richiesto rispetto ad altre sostanze della stessa classe, che necessitano di periodi di osservazione più lunghi.
La mebufotenina, nota anche come 5-MeO-DMT, agisce sui recettori serotoninergici 5-HT1A e 5-HT2A. La formulazione intranasale studiata è sperimentale e i risultati non ne dimostrano ancora l’efficacia nella pratica clinica. Gli autori segnalano inoltre limiti legati alla difficoltà di mantenere il cieco, poiché gli effetti psichedelici possono rendere riconoscibile il trattamento ricevuto, e alla rappresentatività della popolazione coinvolta.
Saranno necessari studi di fase 3 e follow-up più lunghi per confermare la durata del beneficio, definire il dosaggio più appropriato e chiarire ulteriormente il rapporto tra efficacia e sicurezza.

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