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Microcitoma esteso: con durvalumab e tarlatamab sopravvivenza mediana oltre 21 mesi

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.
Microcitoma esteso: con durvalumab e tarlatamab sopravvivenza mediana oltre 21 mesi
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Presentati al congresso ESMO 2026 e pubblicati contestualmente sul New England Journal of Medicine, i risultati dello studio di fase III DeLLphi-305 aprono nuove prospettive nel microcitoma esteso. Il trial internazionale, randomizzato e in aperto, ha coinvolto 563 pazienti senza progressione dopo induzione con durvalumab, etoposide e carboplatino o cisplatino.

I partecipanti sono stati assegnati al mantenimento con durvalumab (Imfinzi, AstraZeneca) più tarlatamab (Imdelltra, Amgen) oppure con il solo durvalumab, fino a progressione o tossicità non accettabile. Lo studio, sponsorizzato da Amgen con il contributo di AstraZeneca, includeva anche pazienti con metastasi cerebrali asintomatiche, trattate o non trattate.

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All’analisi ad interim pianificata, con un follow-up mediano di circa 16 mesi, la combinazione ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza globale: la mediana è stata di 21,1 mesi, contro 12,7 mesi nel gruppo di controllo. La riduzione relativa del rischio di morte è risultata del 58% (HR 0,42; IC 95% 0,32–0,54; p<0,001). A un anno, la sopravvivenza stimata era del 79% rispetto al 53%.

Anche la sopravvivenza libera da progressione, endpoint secondario chiave, è migliorata: 7,4 mesi contro 1,9 mesi, con una riduzione del 66% del rischio di progressione o morte (HR 0,34; IC 95% 0,28–0,42; p<0,001). I benefici sono risultati coerenti nei sottogruppi prespecificati, compresi quelli con metastasi cerebrali o epatiche.

Nei pazienti con malattia misurabile alla randomizzazione, il tasso di risposta obiettiva confermata è stato del 26,4% con l’associazione e del 4,1% con durvalumab. La durata mediana della risposta ha raggiunto rispettivamente 12,7 e 5,6 mesi.

Durvalumab blocca PD-L1, contrastando i segnali che inibiscono la risposta immunitaria antitumorale. Tarlatamab lega DLL3 sulle cellule neoplastiche e CD3 sui linfociti T, indirizzando questi ultimi contro il tumore. L’associazione integra quindi il blocco di un checkpoint immunitario con il reclutamento mirato delle cellule T.

Gli eventi avversi correlati al trattamento di grado 3–4 hanno interessato il 20,9% dei pazienti nel braccio sperimentale e il 10,8% dei controlli. Con la combinazione sono state riportate poche interruzioni e nessun decesso correlato al trattamento.

Amgen ha annunciato l’intenzione di condividere rapidamente i risultati con le autorità regolatorie internazionali. L’associazione resta sperimentale nel mantenimento di prima linea del microcitoma esteso: il comunicato non conferma domande già depositate o accettate da FDA o EMA, né indica tempistiche per eventuali decisioni autorizzative. L’utilizzo studiato va distinto dall’indicazione statunitense già approvata di tarlatamab nella malattia in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino.

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Microcitoma polmonare, tarlatamab con durvalumab riduce del 58% il rischio di morte

Annalucia Migliozzi · 26/10/2026 11:47
Una riduzione del 58% del rischio di morte e una sopravvivenza globale mediana superiore di oltre otto mesi rispetto al trattamento di controllo. Sono i risultati dello studio internazionale di fase 3 DeLLphi-305, che ha valutato tarlatamab in associazione con durvalumab nel trattamento di mantenimento di prima linea del carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC). I dati sono stati presentati al congresso 2026 della European Society for Medical Oncology (ESMO) e pubblicati
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