
Nelle coppie con infertilità inspiegata, ricorrere direttamente alla fecondazione in vitro (FIV) può aumentare la probabilità di ottenere una nascita entro i primi sette mesi di trattamento rispetto a un percorso iniziale basato sull’inseminazione intrauterina (IUI) con stimolazione ovarica. È quanto emerge dallo studio randomizzato FIIX (Fertility and IVF and IUI Trial for Unexplained Infertility), pubblicato il 27 ottobre 2026 sul New England Journal of Medicine.
La ricerca ha coinvolto 737 coppie seguite in sei cliniche per la fertilità in Nuova Zelanda. I partecipanti sono stati assegnati a due strategie: fino a quattro cicli di IUI con stimolazione ovarica oppure un ciclo completo di FIV, comprensivo del trasferimento di tutti gli embrioni disponibili, freschi e congelati.
Nell’analisi primaria, che ha incluso 585 coppie e ha escluso quelle il cui trattamento nella prima fase era stato condizionato dai lockdown per Covid-19, il tasso cumulativo di nati vivi è stato del 55% nel gruppo FIV, rispetto al 31% nel gruppo IUI. La differenza aggiustata è stata di 24 punti percentuali a favore della fecondazione in vitro.
Di conseguenza, l’IUI con stimolazione ovarica non ha soddisfatto il criterio di non inferiorità rispetto alla FIV, stabilito dai ricercatori con un margine di 10 punti percentuali.
Il quadro cambia considerando anche la seconda fase dello studio, durante la quale le coppie che non avevano ottenuto una nascita o una gravidanza in corso potevano accedere a ulteriori cicli di FIV. A 24 mesi, il tasso cumulativo di nati vivi è risultato pari al 70% nel gruppo inizialmente assegnato all’IUI e al 71% in quello trattato con FIV come prima linea.
Il percorso iniziale con IUI, seguito dalla FIV, ha quindi raggiunto risultati complessivi simili a quelli ottenuti iniziando direttamente con la fecondazione in vitro. Quest’ultima, tuttavia, è risultata associata a un tempo più breve per raggiungere una nascita nella fase iniziale. Inoltre, al termine dello studio, una quota maggiore di coppie del gruppo FIV disponeva di embrioni crioconservati.
Gli eventi avversi gravi sono stati più numerosi nel gruppo FIV: 14 contro 6 considerando entrambe le fasi. La maggior parte era correlata all’iperstimolazione ovarica o alle complicanze del prelievo degli ovociti.
Secondo gli autori, i risultati mettono in discussione le attuali raccomandazioni internazionali che indicano l’IUI con stimolazione ovarica come trattamento iniziale per l’infertilità inspiegata. La scelta del percorso, tuttavia, non può basarsi soltanto sull’efficacia: devono essere considerati anche sicurezza, costi, accessibilità delle cure, preferenze delle coppie e peso del trattamento.
I risultati vanno inoltre interpretati tenendo conto delle caratteristiche della popolazione studiata, composta da coppie con una lunga storia di infertilità e una prognosi sfavorevole per il concepimento spontaneo. La loro applicabilità a coppie con infertilità di durata più breve resta quindi da verificare.

Il contributo regionale per la crioconservazione di ovociti e liquido seminale si inserisce nel dibattito nazionale sulla prevenzione della fertilità. Tra denatalità, posticipo della genitorialità e accesso alla PMA, cresce l’attenzione verso strateg

Il tabacco incide sulla salute riproduttiva di entrambi i sessi e può ridurre il successo della Pma. L'Oms richiama prevenzione e consapevolezza

Secondo l’Oms, il tabacco compromette la capacità di concepire anche negli uomini e può dimezzare le probabilità di successo della procreazione assistita

Lo scambio è avvenuto nonostante il doppio controllo degli operatori. Dal settore la richiesta di sistemi elettronici obbligatori per seguire gameti ed embrioni.
Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.