
Dispepsia è un termine usato per indicare disturbi dell’apparato digerente da sempre maldefinito ma non per questo meno importante non solo per l’ impatto sociale e finanziario che comparta ma anche per il rischio che possa rappresentare la manifestazione di malattie organiche.
La letteratura stima la prevalenza della dispepsia tra il 20-40% con una media del 30% . E’ questo un dato sottostimato in quanto solo ¼ dei soggetti con dispepsia si rivolge al medico preferendo minimizzare il sintomo o praticare l’autotrattamento. Di questa minoranza il sesso femminile è il più rappresentato: 27% versus 23% del sesso maschile.Nonostante questa sottovalutazione le visite per dispepsia presso gli ambulatori dei medici di medicina generale sono il 10% di tutte le visite e ben il 40% di quelle per problemi gastroenterologici.La dispepsia rappresenta quindi un problema reale da affrontare quotidianamente e il sinergismo tra medico generico e specialista può sicuramente essere utile per ridurre i costi e migliorare la qualità di vita di questi soggetti.
La dispepsia determina costi elevati sia di tipo diretto che indiretto a carico della collettività e comunque mal definibili. I costi diretti includono le spese per il medico generico, l’intervento dello specialista, gli accertamenti diagnostici, i ricoveri ospedalieri, la terapia mentre quelli indiretti si riferiscono all’assenza dalla attività lavorativa e alla qualità di vita. Si calcola che ogni anno siano 75 milioni le visite per dispepsia , il 93% delle quali effettuate dal medico di medicina generale. Le spese sono valutabili nell’ordine dei 3 milioni di euro a cui vanno aggiunti i costi dei farmaci valutabili in 88 milioni di prescrizioni. I farmaci antiulcera, seguiti dai procinetici, sono i maggiormente utilizzati. Dall’analisi dei dati della letteratura i farmaci antiH2 e gli inibitori della pompa sono utilizzati con uso improprio nel 38% dei casi (prevalentemente nella variante simil-ulcera). A questi costi va aggiunta la problematica dell’H.p. la cui diagnosi (mediante EGDS, istologia, breath test, HPSO) se aggiunta alla terapia eradicante che viene consigliata nel 81% dei casi, supera 600 euro a paziente .Giova ricordare che non è stata stabilito in modo definitivo l'esistenza di un chiaro nesso tra H.p e i sintomi dispeptici.
I costi indiretti sono mal definibili tuttavia i lavoratori dispeptici, presentano un numero di giornate di assenza dal lavoro com¬plessivamente superiore a quelle accumulate dai colleghi che presentano sintomi differenti da quelli dispeptici. Il carico netto annuo di assenze dovuto a dispepsia è stato calcolato in circa 10 giorni annui.
E' necessario, pertanto, che il medico, ponga una maggiore attenzione al problema dei costi, degli accertamenti diagnostici e dalla terapia con¬sigliata.
Troppo spesso il termine "dispepsia" viene utilizzato in modo assai generico per indicare disturbi riferibili in generale a turbe dei processi digestivi.
Questo atteggiamemento è favorito anche dal fatto che spesso la sintomatologia è aspecifica, il percorso diagnostico lungo e non soddisfacente, spesso le strategie terapeutiche disponibili non sono in grado di risolvere il problema nella sua globalità.



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