
"Oggi abbiamo nuove possibilità terapeutiche in grado di 'salvare' l'utero", spiega Emilio Arisi, direttore dell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale regionale S. Chiara di Trento e consigliere nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo). In particolare, i sanguinamenti eccessivi - la più diffusa patologia della mestruazione che riguarda una donna su 20 tra i 30 e i 49 anni - "vanno curati con un sistema intrauterino a rilascio di farmaco" evitando interventi invasivi come indicano anche le linee guida della Sigo. "Si avverte uno stimolo culturale nuovo - continua Arisi - una maggiore sensibilità a livello internazionale, che ha spinto anche altre società scientifiche nazionali, come quelle americana e inglese, a stendere linee guida sui flussi abbondanti. Un problema con importanti riflessi sulla qualità della vita della donna, forti disagi nella vita relazionale, lavorativa ed affettiva" e che "troppo spesso porta all'asportazione
dell'utero"
L'utilizzo del dispositivointrauterino, che libera in maniera costante, per 5 anni, una piccola quantità di progestinico, garantisce anche la sicurezza contraccettiva per tutta la sua durata d'uso. "E' un'ottima soluzione - dice l'esperto - anche per quei Paesi in cui vi è un alto tasso di aborti, soprattutto di quelli ripetuti. Il dispositivo può infatti essere inserito immediatamente dopo un'interruzione volontaria di gravidanza e questa rappresenta a nostro avviso un'utile strategia per mettere al sicuro donne che si trovano in una particolare situazione di vulnerabilità. Ogni 8 minuti nel mondo si registra una morte per complicanze legate ad aborti compiuti in condizioni di non sicurezza".




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.