Lo spiega il team di Berislav Zlokovic dell'University of Rochester di New York (Usa) sul 'Journal of Clinical Investigation'. I ricercatori americani hanno scoperto che la somministrazione della proteina rallenta la progressione della malattia e aumenta la sopravvivenza degli animali di circa il 25%.
Gli studiosi suggeriscono che strategie mirate ad attivare la proteina potrebbero essere utili anche ai pazienti con forme ereditarie o sporadiche di Sla. Nel loro lavoro gli scienziati hanno scoperto che sia la somministrazione della proteina, sia quella di analoghi della stessa con una ridotta capacità antitrombotica, sono riusciti a rallentare l'aggravarsi della patologia in topi portatori del gene Sod1 mutato (quello che causa forme ereditarie di Sla). Non solo: i roditori sottoposti alla cura sperimentale vivevano più a lungo rispetto a quelli non trattati, anche se la terapia veniva iniziata dopo che la malattia si era manifestata.




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