
Rispetto al passato, spiega Cognetti, "bisogna fare uno sforzo in più. Oggi conosciamo quali sono i fattori di rischio di tumore della mammella per le donne, sappiamo anche che si può calcolare in ogni singola donna il pericolo individuale. Infine abbiamo nuovi strumenti in grado di superare le difficoltà proprie dell'esame mammografico", come ad esempio la densità delle mammelle nelle donne giovani, che presentano maggiori difficoltà nella lettura delle immagini mammografiche. "Bisogna quindi modulare - continua l'oncologo- sia la scelta del sistema diagnostico migliore per la singola paziente, ma anche la frequenza dell'esame". La proposta di Cognetti è stabilire almeno tre livelli di rischio diversi che necessitano di approcci differenti da quelli tradizionali. Ad esempio nei casi con poco rischio, se sopra i 50 anni, basta sicuramente la mammografia ogni due anni.




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