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Alzheimer: da nanotecnologie speranza diagnosi precoce e cura

Psichiatria Redazione DottNet | 18/09/2008 10:39

Nanoparticelle in grado di superare la barriera emato-encefalica per condurre fino al cervello molecole in grado di riconoscere e distruggere le 'placche amiloidi' responsabili dell'Alzheimer. E' il progetto su cui sta lavorando un gruppo di scienziati italiani ed europei: si chiama Nad (Nanoparticles for therapy and diagnosis of Alzheimer disease) e prevede l'uso di nanoparticelle per la diagnosi tempestiva e la terapia della malattia di Alzheimer. La ricerca, finanziata con 14,6 milioni di euro in 5 anni dal Settimo programma quadro dell'Unione europea, coinvolge 19 centri di ricerca e ha l'università di Milano-Bicocca come capofila.
 

All'Ateneo lombardo che vede coinvolti nel progetto i dipartimenti di Medicina sperimentale, Neuroscienze e tecnologie biomediche, Biotecnologie e Bioscienze, andranno 3,8 milioni di euro. Le nanoparticelle, create ad hoc dagli scienziati, avranno la missione di traghettare le molecole 'spazzine', in grado di ripulire dal cervello e dal sangue il peptide beta-amiloide in eccesso. Una tecnica la cui efficacia verrà testata su ratti transgenici con Alzheimer. Se le aspettative della ricerca saranno attese, si potrà passare alla sperimentazione sull'uomo, spiegano i ricercatori coinvolti nel progetto che ha come coordinatore scientifico Massimo Masserini, ordinario di biochimica nella facoltà di Medicina e Chirurgia.
 

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