
"Il risultato segna un punto di svolta", spiega Pagotto. "Senza azione sul cervello - continua - si elimina infatti il problema degli effetti collaterali sulla psiche. Si tratta quindi di usare farmaci che non vi penetrino, come quelli recentemente sviluppati e già testati con successo sugli animali. Se si dimostrano validi anche sull'uomo il gioco è fatto. Dopo il ritiro, un mese fa, anche dell'altro importante principio attivo in campo contro l'obesità, la sibutramina, la novità risulta ancora più interessante". Pagotto e colleghi - un network europeo di scienziati tra cui una ventina di italiani, alcuni dei quali stabilmente all'estero - hanno simulato l'azione anti-grasso di farmaci simili al rimonabant su una popolazione di circa 180 topi. Li hanno divisi in quattro gruppi: uno ha continuato a seguire una dieta magra, come gruppo di controllo, gli altri tre una dieta super-calorica. Di questi, il gruppo che non ha virtualmente assunto alcun farmaco ha aumentato del 30% il grasso corporeo, mentre gli altri due, sia quello che simulava l'assunzione di farmaci ad azione anche cerebrale sia quello che simulava l'assunzione esclusivamente periferica, hanno mantenuto il peso iniziale, senza scostarsi da quelli a dieta magra, nonché livelli più contenuti di colesterolo (-27%), glicemia (-28%) e trigliceridi (-50%).




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