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La plasticità neuronale nella organizzazione della struttura biologica

Psichiatria Enrico Venga | 13/07/2010 11:39

Sappiamo che il programma genetico che sottende allo sviluppo del Sistema Nervoso induce l’infrastruttura di base idonea a recepire o a non recepire gli stimoli rilevanti; non soltanto, ma predispone anche i meccanismi cellulari e molecolari che dovranno regolare le modificazioni plastiche. Tuttavia,allo scopo di essere più precisi dobbiamo anche considerare che lo stesso programma genetico è frutto di una interazione genetica e così di seguito. Sotto questo aspetto, abbiamo la continuità della Specie. E’ chiaro anche che le stesse neurotrofine – presenti in diverse aree cerebrali e dotate di attività plastica  - sono sotto il diretto controllo del programma prestabilito, per cui la loro partecipazione, o non partecipazione, ai vari ed eventuali processi di rimodellamento devono, purtroppo, essere compatibili con la struttura biologica di base.

 

Quindi, le stesse modificazioni o non modificazioni funzionali che inducono i processi di rimodellamento sia strutturali sia non strutturali “devono” riverberare l’organizzazione strutturale. Infatti, se così non fosse potremmo trovarci di fronte ad una dicotomia di base: ovvero il nucleo diverso dal citoplasma e viceversa. Sotto questo aspetto, le stesse proteine con il loro corredo enzimatico rientrano nell’organizzazione strutturale, per cui le eventuali modificazioni – plasticità neurale e sinaptica – non possono che evidenziare le numerose possibilità, comunque, già inscritte nella struttura biologica del soggetto. Quindi, lo stesso fenomeno dell’adattabilità – a posteriori – “deve” rientrare nelle possibilità della organizzazione strutturale della Materia: ovvero, una determinata organizzazione strutturale – atomica-molecolare – ha in sé tutte i vari e possibili rimodellamenti plastici che si andranno  ad osservare.

Consequenzialmente, l’interazione organismo-ambiente sta a significare che una struttura non può prevalere sull’altra bensì deve -  o meglio, è costretta ad - interagire. Tuttavia, bisogna anche non affascinarsi della fenomenologia interattiva, poiché essa è tale soltanto per l’osservatore, ma non per la Materia in sé.

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                                                                                  ENRICO VENGA

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