|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Scoperta cellula “madre” del cancro alla prostata

Urologia

"Noi però - dice Witte - siamo stati in grado di iniziare il tutto con una cellula basale, e di indurre il tumore della prostata a crescere. Guardando avanti, questo ci offre l'opportunità di esaminare la sequenza di eventi genetici che danno origine al cancro della prostata e di definire la rete di segnali cellulari che possono alimentare la nascita del tumore, aiutandoci anche a scoprire nuovi obiettivi da bersagliare con la terapia". Lo studio è partito da tessuto sano, ottenuto attraverso biopsie della prostata. I ricercatori hanno separato le cellule sulla base dei marker espressi sulla superficie, dividendole in basali e luminali. Poi, usando un vettore virale come 'trasporto', gli scienziati hanno espresso alcuni geni alterati (noti per causare il cancro) nelle due popolazioni cellulari. Piazzando poi le cellule in alcuni topolini con il sistema immunitario indebolito, "per vedere quali avrebbero sviluppato il cancro", spiega Andrew Goldstein, primo autore della ricerca. Insomma, se l'idea che le cellule luminali fossero all'origine del cancro fosse stata vera, proprio da loro doveva partire la malattia. "Ma lo studio ci dice che le cellule basali giocano un ruolo importante nel processo di sviluppo del cancro alla prostata. Quindi dovrebbero essere al centro di ulteriori ricerche, per la messa a punto di terapie mirate", scrivono i ricercatori. Il gruppo sta già pensando ad altri studi per scoprire il meccanismo che porta all'evoluzione maligna delle cellule basali. Anche il sistema usato nel loro lavoro, quello di creare una sorta di innesto topo-uomo in cui tessuto sano viene impiantato nell'animale, potrà essere impiegato utilmente in futuro per valutare l'efficacia di nuove molecole terapeutiche. Il fatto di non usare cellule già maligne, permetterà inoltre di seguire, passo passo, le tappe dell'evoluzione della neoplasia. "Se riusciamo a capire da dove arriva il tumore, potremo sviluppare strumenti predittivi e diagnostici migliori", sostengono i ricercatori. Ma anche terapie ancor più mirate.

Fonte: Science

pubblicità

Per commentare e approfondire l’argomento: Gruppo Nuove Frontiere della Genetica

Urologia
Commenti

I Correlati

Mappe 3D del Dna svelano nuovi geni legati al morbo di Crohn
Ricerca
Leggimi

Ultime News

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.