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Medici in calo in tutta Italia. La Lombardia corre ai ripari e fa da apripista alle altre regioni

Medici in calo in tutta Italia. La Lombardia corre ai ripari e fa da apripista alle altre regioni
Professione

Ciò porta inevitabilmente ad un incremento del lavoro straordinario, ma non all’ingresso di nuove figure che, per esempio, potrebbero sostituire i medici pensionati.  A puntare l'indice contro l'abuso del lavoro straordinario in sanità è  il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza: "Lo straordinario - spiega - è la cartina di tornasole di una situazione sempre più drammatica nella quale si trovano a lavorare migliaia di medici ospedalieri, e non solo, costretti a turni di lavoro più frequenti per coprire le carenze di organico dovute spesso ad indiscriminati blocchi del turn over. La spesa però - aggiunge Cozza - non sempre corrisponde allo straordinario effettivamente prestato, perché le aziende tendono in modo improprio a non retribuirlo tentando di spacciarlo come orario dovuto dal dirigente per raggiungere gli obiettivi".  Per Cozza, però, il ricorso eccessivo al lavoro straordinario di medici e infermieri rischia di avere ripercussioni negative sia sui camici bianchi sia sui pazienti. "Troppo spesso - sottolinea - lo straordinario è la norma e assume le caratteristiche di un vero e proprio allungamento dell'orario di lavoro imposto dalle aziende al di là delle norme contrattuali. Il tutto - conclude Cozza - con condizioni di lavoro sempre più gravose e con ricadute negative sulla qualità del lavoro dei medici e sulla qualità dell'assistenza per i cittadini". E allora che cosa fare per arginare quest’emorragia di medici? Un primo passo arriva dalla Regione Lombardia che attiverà  un tavolo tecnico tra la Regione e le sei facoltà di medicina della Lombardia (Università degli Studi di Milano, Bicocca, San Raffaele, Brescia, Pavia e Insubria) per affrontare appunto il problema della carenza di medici che si verificherà in Lombardia da qui al 2015. Allo stesso tempo saranno avviati contatti con i ministeri dell'Economia, della Salute e dell'Università per sollevare il tema a livello nazionale.

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Sono queste le due decisioni scaturite dall'incontro che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, affiancato dall'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani e dal sottosegretario all'Università e Ricerca Alberto Cavalli ha avuto con i rettori delle sei facoltà di medicina presenti in Lombardia. Il tema della carenza del personale medico nei prossimi anni è particolarmente sentito. Mettendo a confronto infatti il numero di pensionamenti, trasferimenti o altro dei medici con il numero di contratti di specializzazione che si prevede di attivare nei prossimi 5 anni, il totale delle carenze previste per gli anni 2011-2015 risulta di circa 7.600 posti, pari a circa il 40% dei medici in servizio nel 2010.Al termine dell'incontro, il presidente Formigoni ha parlato di "una forte condivisione del sistema lombardo attorno a questo problema e alle strade che è necessario intraprendere per risolverlo". "Va sottolineato - ha detto ancora Formigoni - che il numero di posti di specializzazione messi a disposizione ogni anno dalle Università Lombarde nelle varie discipline non è sufficiente per coprire il fabbisogno quantificato da Regione Lombardia. A tale proposito Regione Lombardia ha già richiesto di aumentare da 750 a 1277 i posti totali annui per gli specializzandi". "Apriremo dunque - ha spiegato - un tavolo di confronto con le Università per rinegoziare il numero di posti per le specializzazioni e valuteremo l'aumento del numero di contratti di specializzazione regionali. Con i ministeri dell'Economia, della Salute e dell'Università discuteremo del riordino complessivo della materia". Regione Lombardia è attenta a questo tema tanto è vero che con le 'regole 2011' sono state finanziate nuove specialità con 5 milioni di risorse regionali all'anno, che corrispondono a circa 100 specializzandi. Si tratta di un finanziamento suppletivo per posti ulteriori rispetto a quelli previsti da Ministero e Università.
Professione
Commenti
SR
Silvia De Rosa
Silvia de rosa. Pensionarsi a 70 anni e' assurdo. L'elasticità mentale e la coerenza di ragionamento non ci sono piu'. Diamo spazio ai giovani in un mondo che e' in continuo aggiornamento. Le donne sono piu' preparate, piu' motivate, piu' costanti e tenaci.
Rispondi
28/04/2011 20:30
PP
Pier Paolo Pala
Quando mi iscrissi a medicina nel 1990 molti medici mi sconsigliarono vivamente la professione perchè c' erano troppi medici e non avrei lavorato.Forse non pensavano che un giorno sarebbero andati in pensione riscattando gli anni di laurea prima dei 65 aa ? Da anni lessi questa notizia nel giornale dell'empam illustrata pure con una gaussiana con picco intorno al 2012 per i pensionamenti .Sapevo quindi già quando ero in specialità (terminata 2004) che avrei trovato lavoro stabile solo dopo altri 5 o 6 anni,nel frattempo solo precariato.
Rispondi
15/04/2011 15:56
AG
Alberto Ganassi
brevissima postilla ai Colleghi che parlano di allungare l'età di pensionamento a 70 anni: siamo sicuri che con i ritmi di lavoro e il delirio burocratico crescente che ci stravolge si possa chiedere di lavorare ancora in una fascia di età in cui fra demotivazione, limiti fisici e calo dei neuroni un Medico può diventare pericoloso a se e agli altri? Non è per mancanza di responsabilità e abnegazione che temo una simile evenienza ma per constatazione oggettiva di come lavorano già ora i colleghi over 60 ( per pura coincidenza ci sono dentro anch'io ). Poi chissà perchè una "leggerezza" nella programmazione deve gravare sulla pelle di chi è già generosamente bistrattato, ignorato e sfruttato, cioè noi ( parlo dei MMG , non conoscendo le altre realtà ). con stima.
Rispondi
14/04/2011 14:15
AP
Angelo Pangia
come medico che vive una realtà ospedaliera universitaria ritengo utile che i nostri politici si orintino ad aumentare il numero dei possibili iscritti alla facoltà di medicina a stabilire una equa ripartizione tra aspiranti maschi e femmine ( le pari opportunità no ? : nei quiz le ragazze sono sono più preparate dei maschi e quindi ecco che la medicina si sta femminilizzando )aumentare il numero degli iscritti alle scuole di specialità avendo presente che certe specialità denunciano un calo degli aspiranti ( tipo le chirurgiche dove si corre il rischio di risvolti legali ) Tutti questi aspetti vanno considerati altrimenti torneremo ad allinearci ai paesi del terzo mondo per quanto concerne la sanità .
Rispondi
13/04/2011 15:44
BG
Bruno Giannotti
aumentare gli accessi alle specialità mediche e rinviare i pensionamenti degli Ospedalieri ( facoltativi e magari fuori ruolo) fino a 70 anni - come i medici universitari, sumaisti e generici- é la via obbligata e provvisoria per tamponare il problema
13/04/2011 14:00

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