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Oltre 15mila i medici stranieri iscritti all’Ordine italiano. Bianco (Fnomceo): nessun pregiudizio ma non devono diventare la prima risposta alle necessità del Paese

Professione

Circa 15 mila medici che molto presto, nel giro di 7 anni - come assicura Foad Aodi, palestinese, presidente dell'Amsi (Associazione di medici di origine straniera in Italia) e consigliere dell'Ordine dei medici di Roma dal 2002, dove presiede la Commissione affari esteri e medicina internazionale - dovrebbero essere raggiunti da altri colleghi. Secondo le stime dell'Associazione, il numero di questi camici stranieri è destinato infatti ad aumentare di un altro 40%. Un bene, vista la prevista carenza di camici bianchi nel nostro Paese. Scomponendo l'analisi dell'Enpam per classi di età si scopre che dei 14.737 medici iscritti all'Albo italiano oltre 800 hanno meno di 30 anni. Sono soprattutto donne: 530 su 851. Camici rosa in maggioranza anche nella fascia d'eta' tra i 31 e 40 anni: 1.880 su 3.026. Gli oltre 4 mila medici tra i 40 e i 50 anni sono invece divisi equamente tra maschi e femmine (2.240 contro 2.098). Gli uomini sono poi circa il doppio tra i camici bianchi che vanno dai 51 ai 60 anni (2.795 contro 1.436). Nella fascia d'età tra i 61 e i 70 troviamo ben 1.097 medici coi pantaloni e 402 in gonnella. Quasi tutti uomini i medici over 70: 606 su 783.Tra i 15 mila medici stranieri iscritti in Italia i più numerosi sono i tedeschi (1.070). Poi in questa particolare classifica ai primi dieci posti troviamo: svizzeri (868); greci (864); iraniani (756); francesi (646); venezuelani (630); romeni (627); statunitensi (617); sauditi (590); albanesi (552). Se si scompone ulteriormente questo dato, si scopre che la maggioranza dei professionisti che arrivano da questi Paesi sono donne. Ad esempio, su 864 medici che arrivano dalla Grecia 499 sono donne. E ancora: le dottoresse iraniane iscritte in Italia sono 556 a fronte di soli 200 medici uomini; le francesi sono 359; le venezuelane 331; le statunitensi 385; le argentine 310. L'analisi dell'Enpam suddivide infine i professionisti nati all'estero per sesso e albo d'iscrizione. Ad oggi risultano iscritti 8.214 medici maschi, di cui 908 dentisti. Le donne sono invece 6.523, di cui 736 iscritte all'albo degli odontoiatri.Numeri destinati a lievitare in tempi brevi. "Se le iscrizioni annuali a Medicina continueranno a essere 6.200 l'anno, presto l'Italia avrà un gran bisogno di camici stranieri", sottolinea Aodi. Le previsioni, da questo punto di vista, sono rassicuranti. "Secondo le nostre stime - sottolinea il presidente dell'Amsi - nei prossimi 7 anni, il numero dei medici stranieri aumenterà di circa il 40%".

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Intanto, i 15 mila che già sono in Italia hanno le loro 'gatte da pelare'. "Il 65-80% lavora nel privato", dichiara Aodi. "Questo perché - spiega - senza la cittadinanza i medici extracomunitari non possono fare concorsi pubblici e questo ha impedito a molti di inserirsi veramente. Noi - denuncia Aodi - siamo per un'immigrazione qualificata, che è l'opposto di quella irregolare, ma chiediamo che dopo cinque anni di lavoro legale in Italia si possa finalmente accedere ai concorsi pubblici, anche senza cittadinanza. A lavorare nel pubblico sono soprattutto gli stranieri arrivati negli anni '60, '70 e '80 - provenienti soprattutto da Iran, Grecia, Palestina, Giordania - che si sono laureati e specializzati in Italia. E che in buona parte, nel frattempo, hanno pure ottenuto la cittadinanza". Non tutti i 15 mila camici stranieri iscritti nell'Albo professionale del nostro Paese esercita davvero. "Il 5% non lavora - sottolinea Aodi - e circa il 30% ha contratti di tipo part-time. In generale - aggiunge - i professionisti stranieri sono soprattutto pediatri, medici di famiglia, ginecologi e specialisti che operano nell'area dell'emergenza. Lavorano soprattutto nelle cliniche private, in quelle a lunga degenza, nei centri di fisioterapia e riabilitazione e - conclude Aodi - all'interno dei laboratori di analisi". "I medici stranieri, se bravi, rappresentano una risorsa per l'intero sistema sanitario nazionale. Non devono però diventare la prima soluzione al problema della prevista carenza dei medici nel nostro Paese". Parola di Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che commenta così i dati emersi dall'analisi sui camici bianchi nati all'estero  ma iscritti all'Ordine dei medici e degli odontoiatri italiano.  "Se sono bravi e coprono aree carenti come ad esempio l'emergenza-urgenza - spiega Bianco - i medici stranieri rappresentano certamente una risorsa. Da questo punto di vista non c'è e non ci deve essere nessun pregiudizio. Questi professionisti non devono però diventare la prima risposta al problema del fabbisogno dei camici bianchi in Italia. Per risolvere questo problema è invece necessario rivedere la programmazione degli accessi a Medicina e alle specializzazioni. Servono inoltre più risorse per la formazione, così da ottenere - conclude Bianco - un aumento dell'offerta formativa, sia in quantità che in qualità".
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