
Sono inoltre previsti interventi di Carlo Lusenti, membro Commissione Salute Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, di Piero Ciccarelli, presidente di Federsanità Marche e direttore dell’Asur, Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas, di Stefano Biasioli e Alberto Catalano, il primo segretario generale della Confedir-Mitpa e membro del CNEL, il secondo presidente della Speme e direttore dell’Asl Sa3, di Guido Broich (Coordinatore Sanitario Regionale del Gruppo Policlinico di Monza), di Marco Rapellino (responsabile dell’Accreditamento e Formazione, area Qualità, AReSS Piemonte e coordinatore della Commissione Rischio Clinico dell’Assessorato alla Salute della Regione Piemonte), di Massimo Fabi (presidente dell’Area Vasta Emilia Nord e Coordinatore Regionale FIASO per l’Emilia-Romagna). Non mancherà il contributo dei presidenti delle società scientifiche Sigo e Siapec, rispettivamente Giorgio Vittori e Gian Luigi Taddei, del presidente dell’Ordine dei Medici Amedeo Bianco, di magistrati (Vincenzo Roselli, presidente della prima sezione penale della Corte di Appello di Roma), di responsabili di associazioni tra cui Maurizio Maggiorotti (presidente A.m.a.m.i., medici accusati di malpractice) e Francesca Moccia coordinatrice del Tribunale dei diritti del malato e di giuristi (Vania Cirese, avvocato cassazionista e docente di Diritto Sanitario). Chiuderà i lavori Lucio Battistotti, responsabile della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Il saluto finale sarà riservato al ministro della Salute Ferruccio Fazio.
La situazione in Italia
I casi di contenzioso sollevati annualmente nelle aule di giustizia per ottenere il risarcimento dei danni da parte dei pazienti si aggirano intorno ai 13.000 casi. All’accusa di “malasanità” corrisponde un atteggiamento difensivistico del medico, che tende a nascondere, e non analizzare, l’errore che diventa reiterabile dallo stesso agente o dai colleghi. Sembra un paradosso, ma se da una parte i medici sono perseguitati dall’incubo del processo che può instaurarsi contro di loro in qualunque momento e per qualsiasi caso, dall’altra, con questo pseudorimedio, d’inflazione del contenzioso, i pazienti non conseguono comunque né la tutela del diritto alla salute in ambienti protetti, né congrui risarcimenti per i danni patiti. La gestione del rischio e dell’indennizzo in ambito sanitario consentirebbe il miglioramento della qualità in termini di assistenza ed efficacia delle cure, prevenzione degli eventi avversi, proprio perché l’errore non è sempre e solo “errore medico” ma anche “errore del sistema” e l’obiettivo non può che essere duplice: salvaguardare la sicurezza del paziente e dell’operatore sanitario. Il “risk management” può diventare l’utile strumento preventivo più che difensivo, del governo clinico (controllo di gestione, sistemi di controllo della qualità, ecc), prevedendo l’identificazione del rischio negli atti rivolti al paziente, identificando soluzioni mirate caso per caso, al fine della sua riduzione e/o eliminazione. Attualmente non esiste a livello sanitario italiano, un’esperienza omogenea e disciplinata in tema e i singoli aspetti, spesso non collegati tra loro, hanno avuto più il profilo della ricerca clinica che quello di effettiva risoluzione del problema degli “eventi avversi” (es.: farmacovigilanza, infezioni nosocomiali). Mentre negli atri paesi (Gran Bretagna e Olanda) vengono elaborati programmi per la prevenzione del rischio e le strutture sanitarie vi si adeguano, vengono pubblicati manuali per gli ospedali ad uso dei rilevatori su come segnalare e descrivere l’evento avverso, non è disponibile nel nostro paese una banca dati, né a livello nazionale, né a livello regionale, sui rischi e sugli eventi avversi in campo clinico (l’unica banca dati riguarda la somministrazione dei farmaci). Servono competenze specifiche e un approccio organizzativo al problema. L’invito è ad abbandonare comportamenti persecutori nei confronti dei medici, per seguire atteggiamenti più costruttivi, che portino a ridisegnare un sistema di assistenza che riduca al minimo l’errore medico. Gli errori, nella maggior parte dei casi, sono oggi dovuti ad inadeguatezze strutturali o procedurali, in minor misura a negligenze o leggerezze personali. Quel che serve è una diffusa cultura del risk management, fondata su metodi scientifici di raccolta dell’errore medico. Ne dovrebbe derivare un’organizzazione in grado di segnalare le aree di maggior criticità e i fattori (umani e tecnologici) che determinano più frequentemente l’evento avverso. L’errore è connaturato alla medicina, come a tutte le attività umane, ma per troppo tempo si è dato alla società, ai cittadini, un’informazione basata su un’illusoria infallibilità delle cure. Per ridurre l’incidenza dell’errore “medico” occorre rompere il legame ingiusto e pericoloso che impedisce ai medici di ammettere la propria fallibilità e ai pazienti di accettare la propria invulnerabilità: il paradosso del miglioramento dell’attuale livello di qualità è che solo individuando gli errori e le loro cause e non biasimando o sanzionando si potrà diminuire la frequenza dei danni.

Sisto illustra la riforma: responsabilità penale limitata alla colpa grave per chi rispetta linee guida e buone pratiche. Restano invariati i risarcimenti civili.

L'articolo 8 del ddl sulle professioni sanitarie passa con soli 13 voti di scarto. La FNOMCeO contesta l'intervento legislativo sull'autonomia degli Ordini.

Occupato il 79,3% dei posti con borsa ministeriale, contro il 68% dello scorso anno. Al congresso SItI il confronto su formazione, leadership e nuove competenze necessarie per accompagnare la trasformazione del Ssn

Fnopi e Centro nazionale sangue siglano un accordo biennale: campagne di sensibilizzazione, formazione degli infermieri e ricerca per migliorare sicurezza e appropriatezza delle procedure trasfusionali
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