
In realtà il convegno non ha avuto grossi colpi di scena. L'incontro è stato organizzato a Firenze, all'ospedale pediatrico Meyer, dalla Consulta di bioetica, dal Centro studi Politeia, dall'ordine dei medici di Firenze e dal dipartimento di pediatria dell'Università. La discussione partiva dalla Carta di Firenze, documento elaborato nel capoluogo toscano nel 2006 che decretava quella sorta di 'zona grigia' per i bimbi nati tra la 22/a e la 25/a settimana per i quali, pur nella specificità dei casi singoli, sarebbero più appropriate, in accordo tra medici e genitori, cure compassionevoli che non assistenza aggressiva configurabile come accanimento terapeutico. ''Il problema - ha detto il neonatologo Giampaolo Donzelli, uno dei promotori della Carta - non è se assistere o non assistere un bambino in quelle condizioni, ma come assisterlo, come non aggredirlo e come non comportare dolore a lui e creare false aspettative nella famiglia''. ''Ma trovo scandaloso - ha aggiunto - che ancora oggi, in questo campo, ci siano così tante disparità tra nord e sud: in Calabria un bambino ha il triplo di possibilità di morire nel primo mese rispetto a quelle che ha un bambino a Firenze''. ''Oltre l'80% dei bambini nati in quelle settimane - ha detto il professor Gianfranco Vazzoler, della Consulta di bioetica di Pordenone - è destinato, se sopravvive, a vivere con gravissimi handicap permanenti. Ma dobbiamo capire che un neonato non è una persona perchè non ne ha le caratteristiche, non sa autogestirsi, non ha un minimo di senso morale e razionalità.




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