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Vaccini, la sfida non è solo convincere chi rifiuta: al congresso SltI focus su fiducia ed equità

Dall'esitazione vaccinale alle disuguaglianze territoriali nell'accesso alla prevenzione. Gli esperti della Società Italiana d'Igiene gli esperti hanno evidenziato la necessità di rafforzare la fiducia dei cittadini
Congressi

La prevenzione vaccinale non passa soltanto dal contrasto alla disinformazione, ma anche dalla capacità di intercettare i bisogni delle persone, comprendere le ragioni delle mancate adesioni e garantire un accesso equo ai servizi. È uno dei messaggi emersi dal 59° congresso nazionale della Società italiana d'igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), che a Genova ha dedicato un'ampia riflessione al futuro delle vaccinazioni, tra innovazione, fiducia e riduzione delle disuguaglianze.

Le cause della diffidenza

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Tra i temi affrontati durante il congresso, particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno dell'esitazione vaccinale, sempre più spesso legato non a un rifiuto ideologico ma a fattori differenti, come dubbi, preoccupazioni, rinvii o difficoltà di accesso ai servizi. «Quando togliamo spazio alla prevenzione, facciamo largo alle malattie e non possiamo permettercelo – ha affermato Daniel Fiacchini, componente della giunta esecutiva della SItI e dirigente medico dell'AST di Ancona – Una dose di vaccino mancata non è una diagnosi di rifiuto. Dietro lo stesso dato possono esserci sì rifiuti, ma anche dubbi, preoccupazioni, rinvii o difficoltà di accesso: problemi diversi che richiedono risposte diverse, molto spesso personalizzate».

Secondo gli esperti, la crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni rischia inoltre di tradursi in una minore adesione agli interventi di prevenzione, con possibili conseguenze sul controllo delle malattie infettive.

Coperture ancora lontane dagli obiettivi

Durante i lavori congressuali sono stati richiamati anche alcuni dati relativi alle coperture vaccinali. Nel biennio 2024-2025 la vaccinazione antinfluenzale ha raggiunto il 52,5% degli over 65, mentre per il vaccino contro l'HPV il completamento del ciclo vaccinale tra i nati nel 2012 si è attestato al 51,2% nelle ragazze e al 44,6% nei ragazzi.

Anche per il morbillo, nonostante una copertura media nazionale del 94,8% per la prima dose a 24 mesi, persistono rilevanti differenze regionali. Gli specialisti hanno evidenziato come il raggiungimento uniforme della soglia del 95% rappresenterebbe un obiettivo decisivo per l'eliminazione della malattia. «Le coperture vaccinali ci dicono quanti mancano l'appuntamento con le vaccinazioni ma, in nessun modo, ci raccontano le motivazioni delle mancate vaccinazioni, che vanno opportunamente indagate. Il compito dell'igienista è capire dove si interrompe il percorso, ascoltare chi dubita, richiamare chi rinvia e rimuovere gli ostacoli per chi vorrebbe vaccinarsi», ha aggiunto Fiacchini.

L’equità come obiettivo di sanità pubblica

Un altro tema centrale emerso dal congresso è stato quello dell'equità vaccinale. Secondo gli esperti non basta offrire formalmente gli stessi servizi a tutti i cittadini se persistono differenze legate al territorio, alle condizioni socioeconomiche e alla capacità di accesso alle cure. «L'universalismo formale non basta – ha detto Filippo Ansaldi, componente del gruppo di lavoro "Direzione medica e management" della SItI e docente di Igiene generale e applicata all'Università di Genova – L'equità deve diventare un criterio concreto di programmazione: bisogna identificare chi resta escluso, comprenderne le barriere e portare l'offerta dove il bisogno è maggiore». Ansaldi ha richiamato le differenze osservate nelle coperture HPV tra regioni e persino tra comuni dello stesso territorio, sottolineando la necessità di utilizzare sistemi informativi capaci di integrare dati sanitari e determinanti sociali per indirizzare meglio le risorse.

Fiducia, prossimità e accessibilità

Dalla discussione congressuale è emersa dunque una visione della sanità pubblica in cui la promozione delle vaccinazioni non dipende solo dalla disponibilità di strumenti efficaci, ma anche dalla capacità di costruire relazioni di fiducia con i cittadini e di rendere realmente accessibili i percorsi di prevenzione. In questa prospettiva, il ruolo degli igienisti è stato indicato come cruciale per individuare le barriere all'adesione, ridurre le disuguaglianze e mettere concretamente tutte le persone nelle condizioni di vaccinarsi.

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