
Le previsioni dei coordinatori del progetto sono che la nuova somministrazione potrebbe diventare prassi entro l'inizio dell'anno prossimo. ''Le nuove opzioni terapeutiche - dice Sabino De Placido, ordinario di Oncologia medica alla Federico II - possono aumentare le opportunita' di cura delle pazienti, sia in fase precoce che metastatica, e con questi farmaci di nuova generazione si ottiene una completa distruzione delle cellule tumorali''. La terapia in questione e' quella per il tumore al seno di tipo Her2 positivo, una forma particolarmente aggressiva che colpisce il 25% dei casi. In base alla sperimentazione napoletana, cambia il modo di somministrazione: dalle iniezioni endovenose, della durata media tra mezz'ora e un'ora e mezza, si passa all'iniezione sottocutanea con una puntura che portera' via ai pazienti al massimo 5 minuti. In Campania sono circa 50.000 le donne affette da tumore alla mammella e ogni anno nella regione si registrano circa 4000 nuovi casi. Grazie alla diagnosi precoce e alle nuove terapie un numero crescente di pazienti arriva alla guarigione e cresce l'aspettativa di vita. ''Se tra il '90 e il '94 la sopravvivenza a 5 anni era l'81%, oggi e' poco sotto il 90% - dice Giacomo Carteni', responsabile dell'Oncologia medica del Cardarelli - La svolta contro questo tumore si e' avuta con il trastuzumab, un anticorpo in grado di ridurre del 40-50% la mortalita'''. ''Con la somministrazione sottocutanea di trastuzumab - dice Michele De Laurentiis, direttore Oncologia medica senologica del Pascale - sono diversi i vantaggi, a cominciare dalla minore invasivita' e dalla maggiore rapidita' e praticita'''. Un vantaggio anche per il sistema sanitario, spiegano gli esperti. Non c'e' attesa per la poltrona infusionale, la permanenza in ospedale e' ridotta e in piu', con un dispositivo medico, la somministrazione sottocutanea potrebbe in futuro essere eseguita a casa direttamente dalla paziente.
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Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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